La relazione tra salute dentale e udito

Le malattie dell’orecchio

L’orecchio può essere affetto da numerose patologie a seconda che si prenda in considerazione l’orecchio esterno, medio o interno. Le otiti riguardano l’orecchio esterno e possono avere numerose cause, tra cui infezioni batteriche e fungine. La labirintite invece è un’infiammazione a carico del labirinto che si trova nell’orecchio interno, che può causare vertigini e mancanza di equilibrio. Infine gli acufeni (fischi e rumori) derivano da una stimolazione alterata delle cellule sensoriali uditive.

Acufene e bruxismo

Esiste una stretta correlazione tra le malattie dell’orecchio e la salute dentale, tanto che un’alterazione della percezione uditiva può in una certa misura essere dipendente da un fenomeno abbastanza frequente nella popolazione conosciuto come bruxismo. In particolare un’alterazione della percezione uditiva è l’acufene, cioè un fischio che risulta essere percepito dalla persona nonostante non vi siano reali rumori nell’ambiente circostante. Quest’ultimo può risultare particolarmente fastidioso ed in certi casi incidere sulla qualità della vita di chi ne soffre. È stata dimostrata una relazione tra acufene e bruxismo, secondo la quale il continuo digrignamento dei denti comporta una ripercussione sulle strutture anatomiche vicine all’articolazione temporo-mandibolare, che può andare incontro a fenomeni infiammatori. Il bruxismo può pertanto generare l’acufene, in questi casi si rende perciò necessaria una visita non solo otorinolaringoiatrica ma anche dentale.

Come funziona l’apparato uditivo

L’orecchio interno è la parte dell’apparato uditivo deputata alla percezione dei suoni, è costituito da cellule sensoriali ciliate che si trovano in un organo detto coclea. Le ciglia di queste cellule vengono mosse da un liquido ogni volta che un’onda sonora giunge fino all’orecchio interno. Le cellule sensoriali a loro volta trasferiscono l’impulso nervoso al nervo uditivo che raggiunge il cervello, dove il suono viene decodificato. Se una sola di queste parti anatomiche viene alterata o nella peggiore delle ipotesi danneggiata, si verifica un’incapacità del sistema uditivo di captare l’onda sonora e trasferirla al cervello. Le cellule uditive hanno necessità di ricevere una buona vascolarizzazione per essere efficienti, per cui una riduzione del calibro dei vasi sanguigni che irrorano tali cellule può renderle inefficaci.

La salute dentale è in relazione con l’udito

I dentisti raccomandano l’uso dello spazzolino almeno due volte al giorno, spazzolando per due minuti di seguito ogni volta, inoltre consigliano una completa pulizia dentale utilizzando oltre allo spazzolino anche il filo interdentale, utile a prevenire la carie e l’annidamento batterico gengivale. Queste raccomandazioni risultano essere estremamente utili al fine di impedire una diffusione batterica con conseguente infiammazione e alterazione di strutture anatomiche vicine al cavo orale come per esempio l’apparato uditivo. La circolazione sanguigna può essere compromessa a causa di un’igiene dentale poco efficiente: la presenza di batteri a livello gengivale può favorire una batteriemia, cioè un’immissione nel circolo sanguigno dei batteri, che in tal modo raggiungono rapidamente vari organi, tra cui anche l’orecchio. L’infezione che ne deriva influenza i vasi sanguigni inducendo una vasocostrizione che a sua volta riduce l’apporto di sangue ad altri organi.

In particolare l’orecchio interno con le sue caratteristiche cellule sensoriali è sensibile alla vasocostrizione e di conseguenza all’apporto di ossigeno, che permette all’apparato uditivo di essere efficiente. Le cellule sensoriali uditive infatti possono andare incontro a lesioni e danneggiamento a volte irreversibili. Per questo motivo una scarsa igiene orale può essere messa in relazione con la percezione uditiva, provocandone un’alterazione. È inoltre buona norma effettuare una visita dentale circa ogni sei mesi, al fine di appurare che la propria igiene dentale sia corretta ed efficace nel prevenire qualunque possibile malattia del cavo orale e di conseguenza anche dell’apparato uditivo.

Anche per i dubbi sul tuo udito rivolgiti agli specialisti: prenota una visita di controllo presso i Centri acustici Progetto Udire.

Come prepararsi alla visita dall’audiologo: alcuni consigli

Visita dall’audiologo: perché è così importante?

Quando l’udito inizia a presentare importanti segni di peggioramento, la visita da un audiologo si rivela un passaggio tanto indispensabile quanto urgente per cambiare immediatamente registro, meglio ancora se affiancata ad un consulto presso un otorinolaringoiatra.

Il più delle volte, infatti, l’evidenza clinica della sordità non è altro che la conseguenza di un lento, lungo ed inesorabile processo di deterioramento della capacità di percepire suoni, voci e rumori.

Tutto ciò porta non solo ad una diminuzione della qualità della vita, ma anche a un progressivo isolamento per non riuscire più a seguire le conversazioni e ad intervenire in esse con un discorso di senso compiuto.

Ma come prepararsi in vista del primo colloquio con lo specialista? Bastano carta, penna, qualche documento alla mano ed un po’ di tempo a disposizione per fare il punto della situazione e offrire delle informazioni precise.

Queste aiuteranno il medico a effettuare una diagnosi rapida e a studiare il metodo di risoluzione più efficace per contrastare qualsiasi problema all’udito.

Prepararsi alla visita dall’audiologo

Come già anticipato, qualche giorno prima dell’appuntamento è opportuno farsi alcune domande. Le risposte, tutte da trascrivere su un quaderno o su alcuni fogli di carta, saranno una guida per l’audiologo; grazie ad esse, verrà indicata la soluzione più adatta caso per caso.

Prima di tutto occorre chiedersi quali siano, nella propria vita quotidiana, le situazioni in cui si riscontrano difficoltà a distinguere parole, suoni o rumori e con quale frequenza ciò accade. In particolare, bisogna mettere a fuoco la natura dei problemi di comprensione nei dialoghi, che siano diretti o telefonici, con gli altri.

È indispensabile, inoltre, capire se i maggiori limiti si presentano nel seguire più persone nella stessa conversazione, o se i discorsi iniziano a diventare indecifrabili quando gli altri parlano a voce bassa. Anche anomalie all’udito in luoghi leggermente più rumorosi della norma, come i ristoranti, i bar, i ritrovi di gruppo vanno inseriti in questa lista.

Nell’osservazione del proprio stato di salute saranno utili anche altre informazioni sulla storia clinica, in particolare l’aver subito degli interventi chirurgici o la somministrazione di terapie sia farmacologiche sia di altra natura, l’insorgenza di malattie rare, nonché la presenza di sintomi come vertigini, dolore e acufeni (ronzii all’orecchio), nonché predisposizione familiare alla sordità.

Non vanno trascurati nemmeno gli stimoli ai quali si è sottoposti, occasionalmente o abitualmente. Tra questi, ad esempio, bisogna ricordare il rumore dei trapani o delle attrezzature per i lavori in cantiere, la musica a volume molto alto ascoltata con le cuffie o all’interno dei locali notturni, la vicinanza della propria abitazione a luoghi come stazioni ferroviarie o aeroporti. La valutazione, in ogni caso, deve essere fatta sia al presente che al passato.

Cos’altro comunicare all’audiologo?

Oltre a disturbi, cure, visite e interventi pregressi di pertinenza audiologica e otorinolaringoiatrica nel breve, nel medio e nel lungo termine, occorre comunicare allo specialista anche una serie di quesiti sui propri dubbi.

Soprattutto se si tratta del primo colloquio conoscitivo con l’audiologo, è opportuno rivolgere delle domande in merito a come arrestare la perdita dell’udito e ad eventuali apparecchi, da utilizzare per recuperare la capacità di sentire.

Sempre al fine di trovare la soluzione al proprio problema nella maniera più rapida possibile, è meglio farsi accompagnare da qualcuno. In questo caso, la persona più adatta va cercata tra quelle che si vedono tutti i giorni, soprattutto quando vi sia una certa ostinazione a non voler prendere coscienza del problema, con il concreto rischio di marcare visita.

Ma a parte questo ruolo di sostegno, c’è un altro motivo per cui è importante non andare soli: sono proprio le persone che si incontrano abitualmente, infatti, ad accorgersi di cambiamenti insoliti, come una tendenza ad alzare il volume di radio e tv più del dovuto o non riuscire a sostenere una conversazione. Grazie al loro contributo, l’audiologo avrà un quadro ancora più obiettivo della situazione.

Gli specialisti di Progetto Udire sono a tua disposizione: vieni a conoscerci per risolvere i tuoi problemi di udito.

Quando l’apparecchio acustico deve essere riparato: i segnali

L’apparecchio acustico è da tempo ormai un ottimo aiuto per coloro che hanno problemi di udito. Nonostante però vengano fabbricati con tecnologie sofisticate e ultramoderne capita che possano creare qualche problema o addirittura rompersi. In casi del genere è normale entrare in agitazione perché chi ne fa uso sa benissimo quanta utilità possa dare questo piccolo apparecchio. Ma, piuttosto che agitarsi e innervosirsi, meglio mantenere la calma e cercare di percepire quelli che sono i segnali che hanno portato al suo guasto.

I primi segnali di un apparecchio acustico rotto

Uno dei segnali più comuni che indicano dei problemi con gli apparecchi acustici è che di punto in bianco il dispositivo diventi muto, ossia non permette di ascoltare più nulla. La causa principale potrebbe essere sicuramente la pila scarica. Per chi ne fa uso da poco si tratta di una situazione di allarme. La prima cosa da fare è sostituire o ricaricare la pila. Altra causa dell’apparecchio muto potrebbe essere il tubetto del ricevitore bloccato. Per poterlo sbloccare basta rimuovere l’ostruzione e pulire per bene ma con la dovuta delicatezza. Se il problema non dovesse essere causato dalle due motivazioni sopraelencate, allora sarebbe meglio rivolgersi ad uno specialista che saprà capire il guasto effettivo e naturalmente aggiustarlo.

Altri segnali che accertano che l’apparecchio acustico non funziona bene sono il suono distorto e chiuso e le sue prestazioni insufficienti ma, in entrambi i casi potrebbe trattarsi sempre della batteria che si sta esaurendo. Cambiarla prima che si consumi del tutto deve essere buona abitudine per permettere all’apparecchio di offrire sempre prestazioni eccellenti. Stessi segnali potrebbero presentarsi se senza accorgersene, l’apparecchio è entrato in contatto con l’acqua: in questo caso potrebbe essersi danneggiato e quindi va riparato o sostituito da uno specialista.

L’importanza della manutenzione periodica di un apparecchio acustico

Se la batteria viene cambiata ma i problemi persistono, allora l’apparecchio ha bisogno di una piccola manutenzione, operazione che di regola andrebbe fatta regolarmente perché solo così il suo funzionamento sarà sempre ottimale. La prima cosa da fare è pulire i poli della pila perché lo sporco non le permette di dare la giusta energia all’apparecchio. Utilizzare un semplice bastoncino di cotone ed effettuare dei movimenti circolari fino a che tutto lo sporco non sarà rimosso. Fare attenzione a non danneggiarli.

L’apparecchio dispone di filtri anti-cerume che con regolarità vanno sostituiti perché, se si intasano di molta sporcizia, non permettono al suono di arrivare in maniera fluida. L’operazione di sostituzione è molto delicata quindi se non si hanno le giuste competenze per poterlo fare, meglio allora rivolgersi ad uno specialista.

L’apparecchio va pulito spesso perché spesso si attaccano pezzettini di cerume. La sua pulizia va fatta con delicatezza ed è per questo che non bisogna inserire nei fori di uscita del suono nessun attrezzo appuntito. Quello più idoneo è uno spazzolino o un panno morbido da passare con leggerezza, senza strofinare con energia. Se pulendolo ci si accorge che c’è ancora sporco che non si riesce a rimuovere, meglio rivolgersi ad uno specialista.

I centri acustici Progetto Udire sono a tua disposizione per assistenza e consigli sulla manutenzione ottimale e la riparazione del tuo apparecchio acustico, ti aspettiamo.

La relazione tra apnee notturne e ipoacusia

Generalmente, le apnee notturne colpiscono circa il 5% della popolazione adulta e le cause fondamentali sono relative sia ad alterazioni morfologiche delle vie aeree sia ad altri fattori come ad esempio il sovrappeso.

Cosa è la Sindrome delle Apnee Notturne?

La Sindrome delle Apnee Notturne è una patologia caratterizzata da pause nella respirazione durante il sonno la cui causa principale potrebbe essere un’ostruzione parziale o totale delle vie aeree. Questa interruzione della respirazione può portare ad una minore concentrazione di ossigeno nel sangue e ciò può causare seri danni alla salute dell’individuo. Bisogna sottolineare il fatto che la Sindrome delle Apnee Notturne non va a influenzare solo la qualità del sonno. Ma andiamo in ordine. Vediamo innanzitutto quali sono le cause della Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno.

Tra le cause principali che favoriscono l’insorgenza di questa sindrome abbiamo:

  • Sovrappeso
  • Ostruzione parziale o totale delle vie aeree
  • Assunzione di sonniferi
  • Bere bevande alcoliche prima di coricarsi

Quali sono i sintomi della Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno?

Solitamente, chi soffre di questa patologia inizia a russare fin dalle prime ore del sonno. In genere il russare cambia da soggetto a soggetto ma di solito diventa sempre più forte per poi fermarsi con una pausa e poi iniziare un nuovo ciclo che si ripete per molto tempo. Ci sono diversi sintomi che sono collegati a tale disturbo:

  • Difficoltà nel concentrarsi
  • Cefalea
  • Risvegli improvvisi con una tipica sensazione di soffocamento
  • Impotenza
  • Sudorazioni notturne

Esiste una relazione tra le apnee notturne e l’ipoacusia?

Come accennato in precedenza, la Sindrome delle Apnee Notturne non influisce solamente sul sonno ma può creare problemi anche per quanto riguarda l’apparato uditivo. Infatti sono stati effettuati alcuni studi in cui si è scoperto che tale disturbo è fortemente legato alla perdita di udito.
Le difficoltà che si vengono a creare possono riguardare disturbi leggeri come ad esempio, una leggera stanchezza fino ad arrivare a disturbi molto più complessi, come ad esempio malattie quali il diabete o malattie cardiache. A queste difficoltà si aggiunge dunque anche la difficoltà di sentire.
Purtroppo la spiegazione di questo legame è altrettanto sconosciuta. Ma sono state sviluppate comunque due ipotesi: la prima riguarda il fatto che l’apnea notturna potrebbe creare un danno nella parte interna dell’orecchio, precisamente un danno relativo al flusso vascolare della coclea e causare una perdita di udito; la seconda ipotesi potrebbe riguardare il forte rumore che si crea dal russamento e nella maggior parte dei casi può superare anche i 60 decibel.

Descrizione dello studio effettuato

Lo studio è stato effettuato su un campione di 140000 persone e a tutte queste persone sono stati svolti test per le apnee del sonno e test uditivi. Da questi test è emerso che il 10% soffriva di una lieve/moderata apnea del sonno, il 31% soffriva di una perdita dell’udita causata dalle alte frequenze, 90% per le basse frequenze e infine il 38% soffriva di una perdita dell’udito causata sia dalle altre frequenze che dalle basse frequenze. Dunque, lo studio ha portato ad una convinzione per quanto riguarda i ricercatori e ha dimostrato ancora di più il legame che c’è tra la sindrome delle apnee notturne e la perdita dell’udito.

Cosa bisogna fare per evitare i problemi uditivi?

Chi ha questa tipologia di problema deve attivarsi immediatamente sia per la salute della persona sia per la serenità della coppia. Come primo punto è opportuno seguire una serie di consigli quali:

  • Non dormire in modalità supina
  • Non bere alcolici prima di andare a dormire
  • Curare, se possibile, eventuali allergie
  • Cercare di liberare il naso prima di coricarsi

Un’altra modalità che consente di liberare le vie aeree ed evitare di russare durate il sonno, riguarda l’utilizzo di una maschera particolare che crea un flusso di aria che arriva fino alla gola. Attraverso questa maschera, le vie aeree restano aperte e questo consente di respirare meglio durante la notte.

Per evitare il peggioramento della situazione e incorrere di conseguenza in spiacevoli patologie, Progetto Udire consiglia una visita specialistica otorinolaringoiatrica per valutare meglio i disturbi del sonno per ogni paziente.

Come proteggere gli apparecchi acustici dal freddo

Nella stagione invernale, siamo obbligati ad adottare importanti precauzioni per difendere il nostro organismo dalle temperature troppo basse. Tutto ciò, non riguarda anche dei particolari prodotti che ci accompagnano: un esempio sono gli apparecchi acustici. In questo articolo troverete degli importanti consigli su come proteggere gli apparecchi acustici dal freddo.

4 consigli utili da adottare per proteggere gli apparecchi acustici dal freddo

  • Tenere l’apparecchio acustico lontano dall’acqua: la prima precauzione da adottare per proteggere gli apparecchi acustici, è quella di tenerli lontano dall’acqua. Nonostante quelli di ultima generazione siano realizzati con materiali isolanti, è sempre meglio evitare di farli bagnare, ed evitare di riporli in luoghi umidi. Bisogna adottare queste precauzioni, principalmente quando piove o magari quando si fanno sport come scii o si va semplicemente a fare una passeggiata in montagna. Il consiglio che si dà solitamente, è quello di indossare una fascia o un cappello, in modo tale da non creare umidità all’interno dell’apparecchio. In questo modo andrete a proteggere sia le orecchie che gli apparecchi.
  • Preservare sia gli apparecchi acustici che le batterie: l’attività degli apparecchi acustici e delle batterie può essere danneggiata dalle temperature troppo basse. Infatti quando ci si trova in luoghi dove ci sono temperature troppo rigide, si ha un abbassamento della tensione delle batterie. Queste ultime tenderanno quindi a durare molto meno. È sempre consigliabile quindi di proteggere sia gli apparecchi che le batterie ad una normale temperatura costante, magari intorno ai 20 gradi centigradi e riporli sempre dentro il loro apposito contenitore.
  • Lasciare sempre aperto il vano delle batterie: esistono alcuni dispositivi che non sono impermeabili, dunque per evitare di far entrare gli apparecchi acustici a contatto con l’acqua e umidità, si consiglia sempre di lasciare il vano delle batterie sempre aperto in modo tale da far asciugare le parti interne degli apparecchi e far asciugare anche le batterie.
  • Stare sempre attenti agli sbalzi di temperatura: per proteggere gli apparecchi acustici bisogna sempre considerare gli sbalzi di temperatura, una delle caratteristiche delle stagioni invernali. Infatti può capitare che uscendo di casa si passi da un ambiente molto caldo a uno abbastanza freddo e tutto ciò potrebbe creare dei danni al vostro apparecchio acustico. Gli sbalzi di temperatura possono creare della condensa all’interno dell’apparecchio e quindi un mal funzionamento.

Ulteriori consigli

Quando si hanno problemi di udito e si deve indossare un apparecchio acustico, è sempre importante controllare il loro stato. Di seguito troverete ulteriori consigli che vi aiuteranno a proteggere i vostri apparecchi.

  • Prepararsi per bene prima di affrontare un viaggio: se avete in mente di fare un viaggio, la prima cosa da considerare è quella di non ignorare gli apparecchi acustici. Innanzitutto bisogna sempre scegliere un posto sull’aereo che non sia vicino l’uscita di emergenza; prima di partire bisogna sempre fare una visita audiologica sia per essere più preparati ma anche per non dimenticare gli accessori. Infatti nel bagaglio non devono mai mancare accessori come: il kit per l’asciugatura, i microfoni, i deumidificatori ed eventuale batterie di ricambio.
  • Stare sempre attenti quando si fa sport. Alcune persone che indossano gli apparecchi acustici, quando fanno sport decidono di toglierseli: questa decisione può essere molto pericolosa per l’udito della persona. Non bisogna mai togliere gli apparecchi acustici quando si fa sport, in modo da essere pianamente consapevoli di quanto accade attorno. Si può  invece indossare una fascia o un cappello per proteggere tali dispositivi. Nel caso degli sport come sci o hockey, esistono degli appositi caschi di protezione.
  • Stare sempre in compagnia anche durante le feste natalizie: di solito le cene con gli amici sono sempre bei momenti da trascorrere tutti insieme ma a volte può sembrare un po’ difficile per chi ha problemi di udito. Con l’aiuto di persone care è certamente possibile partecipare anche a grandi cene o feste. Informare gli organizzatori della vostra situazione inoltre a volte può aiutare a passare il tempo in modo ancora più piacevole.

Il freddo può essere un momento tra i più critici per le persone che indossano gli apparecchi acustici, ma adottando questi piccoli accorgimenti, affronterete al meglio tutta la stagione invernale, e vi sentirete senz’altro bene con voi stessi, e con i vostri apparecchi.

Per consigli e una visita di controllo con i vostri apparecchi acustici rivolgetevi ai nostri centri.

La pressione nell’orecchio: cause e rimedi

Molto spesso sentiamo parlare di pressione auricolare o orecchie ovattate per andare ad indicare una sensazione soggettiva caratterizzata da una pienezza auricolare che riguarda una o entrambe le orecchie. Cerchiamo di capire meglio che cosa si intende per pressione auricolare e quali possono essere le possibili cause e i rimedi da adottare.

In cosa consiste la pressione auricolare

Per cercare di comprendere bene in cosa consiste la pressione auricolare basta riprendere gli esempi più comuni nella quale trova maggiore manifestazione e cioè quando si guida l’auto lungo le strade di montagna, oppure durante le fasi di decollo e atterraggio dell’aereo. Essa può essere definita come la conseguenza del cambiamento di pressione. Fin quando i sintomi si riducono alle fasi che abbiamo descritto in precedenza non sussiste alcun problema. Diversamente ci sono, invece, delle situazioni nelle quali il problema persiste, dando luogo in alcuni casi anche a manifestazioni dolorose, e che hanno come conseguenza quella di avere un udito attenuato e ovattato. Bisogna in ogni caso specificare che calo dell’udito e pressione auricolare sono due patologie differenti, anche se in taluni casi possono coesistere.

Possibili cause della pressione auricolare

Riprendendo la definizione di pressione auricolare data in precedenza, possiamo affermare che questa si manifesta quando la pressione atmosferica risulta inferiore a quella dell’orecchio medio; ciò determina che il timpano sia spostato verso l’esterno o l’interno, provocando la fastidiosa sensazione di udito ovattato. Tra le principali cause che danno luogo alla pressione auricolare abbiamo la disfunzione tubarica: questa si manifesta quando i meccanismi di ventilazione della Tuba di Eustachio non funzionano correttamente. In condizioni normali effettuando uno sbadiglio o deglutendo si ha una leggera apertura e successiva chiusura della Tuba che determina una variazione di pressione, ristabilendo l’equilibrio. Oltre però alla disfunzione tubarica, le cause della pressione auricolare possono essere altre, e precisamente:

    • la presenza di un tappo di cerume nell’orecchio
    • infiammazione del timpano o del canale uditivo
    • tensioni della mascella o del rachide cervicale
    • periodo di forte stress psicologico.

Quali sono i rimedi che si possono adottare?

Precisiamo innanzitutto che per evitare di arrivare alla sintomatologia tipica della pressione auricolare, è possibile adottare una serie di misure di prevenzione, come ad esempio una corretta igiene dell’orecchio per evitare che si formi il tappo di cerume, uso di spray nasale per evitare l’infiammazione del canale uditivo, infine evitare di sottoporre l’organismo ad uno stress elevato.
Come accennato in precedenza, se la pressione auricolare si manifesta in montagna o in aereo, basta sbadigliare o deglutire per risolvere il problema. Se invece sono presenti dei problemi di salute è necessario rivolgersi ad un medico, precisamente ad un otorino che dovrà effettuare una visita per capire da cosa dipende la patologia. Ovviamente, individuata la causa, la pressione auricolare sarà trattata in modo specifico. Le infiammazioni del canale uditivo sono ad esempio curate con unguenti adatti mentre se fosse presente un tappo di cerume, si dovrà procedere alla sua rimozione con una irrigazione auricolare. Altro caso può essere quello di un periodo di stress, per cui sarà necessario assumere farmaci o seguire terapie che favoriscono il rilassamento. Nei casi più gravi, invece, ci si dovrà sottoporre a un intervento chirurgico per rimuovere ad esempio le adenoidi.

Se hai dubbi sul tuo problema alle orecchie, puoi chiedere consigli ai nostri specialisti.

Quanto costa un apparecchio acustico?

Fornire un prospetto preciso dei costi degli apparecchi acustici è un compito per nulla scontato. Il motivo è presto spiegato: l’apparecchio acustico è uno strumento sanitario altamente specifico, elaborato sulle necessità del singolo paziente.
Partendo da questa premessa, è possibile intuire come sia delicato e importante approfondire l’insieme di aspetti che influiscono sulla determinazione del prezzo finale. In questo articolo cercheremo di analizzarli, fornendo una panoramica approfondita.

Apparecchi acustici: l’evoluzione tecnologica

Iniziamo con l’identificare l’apparecchio acustico per quello che è, ossia un dispositivo complesso, l’ennesimo di una lunga serie di miglioramenti apportati dalla tecnologia alla vita quotidiana.
Il salto di qualità rispetto agli apparecchi acustici del passato è stato fatto: sono lontani i giorni in cui erano necessarie soluzioni ingombranti per poter migliorare la propria percezione uditiva. Venivano prodotti modelli più o meno tutti simili, incapaci di adattarsi alle singole necessità uditive.
Gli apparecchi acustici moderni sono progettati per garantire un’esperienza uditiva a 360°. Gli sforzi si sono concentrati sul bilanciamento dei rumori, così da renderli meno stressanti per il canale uditivo. Il risultato è la riproduzione di una percezione molto più chiara dei discorsi e dei suoni, evitando il rischio di fischi fastidiosi, molto frequenti in passato.
Gli apparecchi acustici più recenti vantano dimensioni ridotte (addirittura più piccoli di un dito mignolo) e un elevato tasso di connettività con altri dispositivi: smart TV, smartphone, internet, in linea con le moderne tendenze tecnologiche.

L’apparecchio acustico giusto per ogni paziente

Oggigiorno i centri abilitati alla vendita di apparecchi acustici tendono a studiare e approfondire le condizioni uditive del paziente. Solo una conoscenza approfondita delle reali condizioni dell’utente permette di realizzare e fornire degli apparecchi acustici che rispondano perfettamente a tutte le situazioni.
Sarebbe un errore grossolano, infatti, paragonare le condizioni uditive di un paziente affetto da acufene a quelle di uno affetto da ipoacusia neurosensoriale. Ecco perché il primo passaggio del percorso, che porterà alla scelta dell’apparecchio acustico, sarà un incontro medico specialistico.
Il tecnico eseguirà una visita approfondita, durante la quale riuscirà ad elaborare un profilo uditivo preciso. Sulla base di questo sarà in grado di consigliare l’apparecchio uditivo perfetto per le necessità del soggetto.
L’obiettivo è quello di permettere a tutti coloro che soffrono di problemi del sistema uditivo, di poter tornare a godere di una vita ad un volume normale. Il nostro consiglio è quello di rivolgersi a specialisti certificati, assicurandosi che ciò che si sta andando ad acquistare sia un vero apparecchio acustico e non un semplice amplificatore. Questa seconda tipologia di dispositivi può essere acquistata a costi ridotti, ma non necessita di un test dell’udito approfondito e non garantisce un effettivo miglioramento della percezione sonora.

I diversi fattori che determinano il costo di un apparecchio acustico

Come abbiamo visto non è semplice determinare il prezzo di un apparecchio acustico. Ogni paziente ha delle necessità specifiche, le quali devono essere evidenziate e tenute in considerazione durante test dell’udito preliminare. Questo implica la consulenza di professionisti del settore, in grado di valutare attentamente ogni situazione.
Altro importante fattore da valutare è il livello di complessità che ogni apparecchio presenta. Questi dispositivi sono frutto di ricerche ed innovazioni tecnologiche continue: di conseguenza i prezzi rispecchieranno il grado di specificità del prodotto.
Generalmente, tuttavia, il Sistema Sanitario Nazionale tende a venire incontro a coloro che necessitano di questi dispositivi, offrendo dei rimborsi a seconda dei casi.
In conclusione ricordiamo i punti salienti che aiutino a comprendere sia la qualità che il prezzo del prodotto:

  • personalizzazione dell’apparecchio sulla base di test dell’udito professionali;
  • regolazione automatica del dispositivo in base alle condizioni ambientali;
  • numero di canali programmabili o bande di frequenza (da un minimo di 4 ad un massimo di 20: diffidare di altri valori);
  • servizio clienti efficiente;
  • periodi di prova, garanzie e risarcimenti.

Affidati ai professionisti per sentire bene e vivere meglio: prenota una visita gratuita presso uno dei centri acustici Progetto Udire.

Spiegare l’ipoacusia ai bambini: consigli per i nonni

La curiosità dei bambini a volte è molto accentuata e può riguardare non solo argomenti comuni. Talvolta i piccoli possono mostrare interesse e perplessità verso ciò che li circonda e che appare come nuovo e inspiegabile. Questo riguarda spesso anche i nonni e può nascere spontanea la domanda sull’apparecchio acustico. Quando si presenta il momento è bene instradare il discorso in modo corretto, in modo da far capire tutto al bambino senza spaventarlo ma renderlo anche consapevole di quanto sia importante la salute.

Problemi acustici e bambini: la strategia basata sul dialogo

La prima cosa che bisogna fare è parlare ai bambini della perdita dell’udito. Non c’è nulla di male nel comunicare ai bambini che si ha un problema di salute, basta utilizzare i termini giusti e adatti a quell’età. Ovviamente non si può parlare di perdita dell’udito ma piuttosto di orecchie che non funzionano più tanto bene. A meno che i bambini non siano abbastanza grandi da poter comprendere meglio il discorso bisogna fare attenzione alla terminologia per non spaventarli.

Se i bambini chiedono “cos’è quell’apparecchio” e non si limitano a comprendere che è un piccolo aiuto per sentire meglio, i nonni possono spiegare loro cose più dettagliate. Se sono abbastanza grandi si può affrontare il discorso dell’ipoacusia quale malattia, evitare di dare una risposta infatti peggiorerà solo le cose e i bambini diventeranno sempre più insistenti. Ovviamente a seconda dell’età si può utilizzare un linguaggio più o meno specifico. È bene chiarire comunque che si tratta di un disturbo che arriva con l’età o se è stato causato da un altro problema, in modo che i nipoti possano anche comprendere come avvengono certe cose.

Si può mostrare l’apparecchio acustico ai bambini, parlando della funzionalità e soprattutto sottolineandone le caratteristiche essenziali. In questo caso la tecnologia può essere molto utile perché i bambini la amano e quindi riescono ad apprezzarne ancora di più il funzionamento. Bisogna anche spiegare loro che gli apparecchi sono individuali e non possono essere condivisi, in modo da evitare che qualcuno di loro possa pensare di provarlo.

Il gioco quale strumento di coinvolgimento ed empatia

Per i bambini più piccoli può essere molto utile ricorrere al gioco per aiutarli a comprendere l’ipoacusia, magari mostrando effettivamente cosa si prova. Una buona idea può essere chiedere loro di tapparsi le orecchie e poi parlare, oppure parlare a bassa voce per far comprendere come sentite realmente. Coinvolgere i bambini è fondamentale, questi hanno il diritto di capire cosa mette in difficoltà i nonni e in questo modo anche aiutarli a stare meglio. È possibile chiedere loro un aiuto, un appoggio: questo li farà certamente sentire importanti e li aiuterà a comprendere l’essenza del problema senza alcun trauma.

Informare per educare alla buona salute

Quando si ha un problema si può cogliere l’occasione per insegnare i principi per una buona e duratura salute. Non bisogna nascondersi, è utile in questo caso che i nipoti capiscano dai nonni quali sono i rischi di avere sempre lo smartphone a volume eccessivo, di alzare al massimo la televisione mentre giocano ai videogiochi oppure di avere le cuffiette nelle orecchie ad un volume eccessivo. Avere una patologia vuol dire avere l’impegno di lanciare agli altri, soprattutto più giovani, dei segnali. Il discorso va fatto nei toni e nei modi in cui è possibile colloquiare con i bambini, quindi non si deve utilizzare un approccio severo quanto piuttosto di sana e semplice comunicazione, adattando il linguaggio all’età dei nipoti. Bisogna però renderli consapevoli della situazione e fargli capire che la salute è un dono prezioso e va sempre tenuta sotto controllo. In questo modo si stabilisce un legame profondo, fatto di comprensione e di aiuto reciproco.

Udito e cuffie: una guida all’utilizzo corretto

Udito e cuffie: un binomio sempre più pericoloso

Un problema importante

Arriva direttamente dall’Unione Europea l’allarme per lo scorretto utilizzo di cuffie e auricolari per l’ascolto di musica. È sempre più preoccupante il dato dell’abbassamento della soglia di udito che, secondo le stime statistiche nell’Unione Europea, comprenderebbe quasi 10 milioni di individui. Questo problema, forse non ancora considerato tale dalla maggioranza, è causato dalla potenza o dall’intensità del suono a cui l’udito è sottoposto, più propriamente dal volume al quale vengono ascoltati i contenuti in cuffia. Sempre di più sono i casi di problemi uditivi in soggetti che però non lavorano a stretto contatto con rumori forti. Ciò dipende quindi da un uso sregolato di questi apparecchi.
Per misurare l’intensità del suono ci si serve del decibel (dB) ma la scala di misurazione del suono non procede costantemente man mano che si sale: questo significa che se un suono di 30 dB può essere 1000 volte più potente di un rumore appena percepibile, uno di 40 dB lo è per 10.000 volte. La scala quindi aumenta per intervalli crescenti. Mettendo a confronto quanto detto con i dati rilevati dagli apparecchi acustici oggi in circolazione si possono cominciare a delineare i tratti distintivi del problema dell’ascolto incontrollato e sregolato, nonché dei danni all’udito; un prodotto come le cuffie in-ear può generare potenza fino a 120 dB, paragonabili alla potenza del rumore di decollo di un jet.

Come misurare l’eccessiva esposizione a stress uditivo

Cos’è che provoca stress all’udito

I fattori che concorrono a stressare l’apparato uditivo sono molteplici, con il tempo e un uso prolungato, quotidiano e pressante di cuffie auricolari, in-ear e simili si può incorrere in veri e propri danni permanenti. Sono all’ordine del giorno infatti diagnosi di traumi acustici provocati da stress uditivo: i soggetti interessati riportano sintomi quali l’ottundimento auricolare, cioè quella sensazione di pressione nell’orecchio che è causata da un’infiammazione del timpano o del canale uditivo, fastidiosi ronzii come il cosiddetto tinnitus e una diminuzione del livello di udito. Tutti questi sintomi possono avere natura temporanea, ma se non tempestivamente diagnosticati possono diventare permanenti.
C’è da dire che ascoltare musica o contenuti multimediali in cuffia, magari in città può indurre inconsciamente ad aumentare il volume di ascolto, questo comportamento a lungo andare può lentamente condurre a ipoacusie da rumore. L’apparato uditivo umano è capace di resistere molto bene a pressioni acustiche prolungate quindi il soggetto non si accorge che c’è un danno che può diventare permanente. Si aumenta il volume per eliminare quindi il rumore di fondo dell’ambiente circostante, quindi il primo fattore che influisce sul volume in uso è l’ambiente, il rumore di sottofondo che circonda chi ascolta musica.

Quali tipi di cuffie utilizzare per evitare danni

Le tipologie di cuffie riguardano sostanzialmente 3 gruppi

  • Le cuffie aperte. Le cuffie aperte, grazie al fatto di avere una superficie traforata, garantiscono una buona dispersione del suono garantendo al contempo una minore pressione sonora all’interno dell’orecchio. Questo meccanismo d’altra parte induce l’utilizzatore ad aumentare costantemente il volume per contrastare probabili rumori di sottofondo derivanti dall’ambiente circostante.
  • Le cuffie chiuse. Le cuffie chiuse invece forniscono un buon isolamento dai rumori circostanti, grazie ai cuscinetti di cui sono fatte, ciò permette di abbassare i volumi di ascolto e ridurre lo stress.
  • Le cuffie in-ear. Questo tipo di cuffie offre un isolamento importante dei rumori esterni, più delle cuffie chiuse. Ma questo meccanismo se utilizzato con volumi eccessivi e per un tempo prolungato può provocare danni maggiori.

Consigli e indicazioni per evitare danni

I consigli per un utilizzo corretto

Per cercare di contrastare un uso improprio delle apparecchiature utilizzate per ascoltare musica i pareri degli esperti sono concordi nel ridurre tempo e dB di ascolto. Questa regola pone le sue basi sull’ascolto di materiale audio a non più di 60 dB per non più di 60 minuti.

Ricorda inoltre che, ai primi sintomi di abbassamento dell’udito, è davvero importante intervenire in modo tempestivo e mirato. Se hai dubbi è meglio rivolgersi agli specialisti: prenota una visita gratuita con i nostri professionisti.

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