Quando l’equilibrio dipende dall’udito: le vertigini

Anche se il ritmo frenetico che scandisce le nostre giornate e accompagna ogni nostro singolo movimento non permette di apprezzare appieno il dono dell’equilibrio, è giusto ricordare che azioni come il semplice stare in piedi, o camminare e correre sono il risultato dell’interazione di diversi impulsi derivanti da diversi organi, il tutto raccolto ed elaborato dal cervello.

Il sistema vestibolare e l’equilibrio

L’equilibrio, ossia la capacità di muoversi in maniera controllata e alla velocità desiderata, è il prodotto della combinazione di diversi output sensoriali, quali la vista, l’udito, il sistema muscolare e articolare.
L’insieme di questi organi viene definito “sistema vestibolare”, e sebbene il nostro corpo sia generalmente in grado di controbilanciare eventuali disarmonie temporanee, nel caso di questo delicato sistema anche solo una leggera disfunzione di uno degli organi interessati può condurre un individuo a vivere seri problemi con la gestione del proprio equilibrio.
Da un lato appare chiaro che problematiche legate all’apparato muscolo scheletrico possano comportare difficoltà nella deambulazione a causa di un ridotto o addirittura mancante sostegno fisico, e pertanto bisogna porre in essere quanto prima possibile un percorso di riabilitazione fisica per recuperare la propria autonomia mobile.
Per quanto concerne la vista, invece, si tratta di un indicatore fondamentale della percezione del proprio corpo in relazione allo spazio in cui si trova. Ogni movimento oculare fornisce infatti innumerevoli informazioni riguardo alla postura da assumere per poter compiere qualsivoglia azione meccanica, a partire dalla contrazione muscolare riguardante la testa stessa.
Ma per quanto riguarda l’udito, come può quest’ultimo influire sul senso dell’equilibrio?

L’udito e il movimento: una questione di equilibrio

Dopo l’apparato muscolo scheletrico e la vista, l’udito è il terzo componente cardine del sistema vestibolare. Terzo ma non meno importante poiché, a differenza degli altri due sistemi propriopercettivi, l’udito è l’unico percettore in grado di comunicare valori utili riferiti alla collocazione nello spazio del proprio corpo anche se ci si trova in una condizione in cui si è privi di stimoli luminosi e fisici.
Questa capacità scaturisce dalla conformazione dell’orecchio interno che, composto da tre anelli chiamati Canali Semicircolari, è fonte di tre tipologie di informazioni relative all’equilibrio dell’individuo: il primo canale rileva il movimento dall’alto verso il basso e viceversa, il secondo rileva i movimenti da lato a lato, mentre il terzo registra le variazioni vestibolari relative all’inclinazione del corpo.
Ognuno dei tre canali è caratterizzato dalla presenza di cellule cigliate e liquido al proprio interno: ecco che ogni movimento genererà lo spostamento del fluido che, accarezzando le ciglia, permetterà l’invio di stimoli sensoriali attraverso il nervo acustico. É in questo modo che il cervello acquisisce e utilizza tali informazioni per identificarsi nello spazio e spostarsi di conseguenza nell’area di riferimento.
La presenza dell’orecchio interno è oltremodo essenziale anche in condizione di riposo, poiché comunica in che posizione si trova il capo anche quando non ci si sta muovendo ma si viene spostati passivamente da altri oggetti (come quando ci si trova seduti in macchina o ci si sposta con un ascensore).

L’ipoacusia e le vertigini: quanto l’udito può influire sull’equilibrio

Innanzitutto bisogna specificare che le vertigini sono una condizione di disturbo del senso dell’equilibrio, dove il soggetto colpito sperimenta diverse sensazioni, prime tra tutte la mancanza di stabilità e l’errata percezione della propria posizione nello spazio.
Le cause che possono generare la sintomatologia vertiginosa possono avere nature differenti, e tra le diverse cause l’ipoacusia emerge in una di queste categorie.
L’ipoacusia è un deficit uditivo, e l’individuo che sperimenta questa patologia soffre di un calo della capacità di sentire suoni e parole proferiti ad una distanza più o meno ravvicinata.
La causa dell’ipoacusia trova sede, anatomicamente, nell’infiammazione a carico dell’orecchio interno, ossia proprio dove ha origine la percezione dei valori di spostamento e velocità del corpo umano.
Qualora si dovesse sviluppare un’otite o una labirintite, l’ipoacusia sarebbe pressoché immediata con istantaneo disturbo dell’equilibrio: in tal caso non solo la persona colpita si troverebbe isolata dall’ambiente sonoro nella quale si trova immersa, ma avrebbe anche serie difficoltà a muoversi con sicurezza e stabilità.
Ecco che assicurare la salute del proprio sistema vestibolare e, ancor prima, quella relativa al proprio orecchio interno da un lato si configura come un fattore di protezione ad ampio spettro per quanto riguarda la propria salute generale, mentre dall’altro garantisce sia il pieno controllo della propriopercezione nello spazio sia la totale assimilazione delle informazioni sonore presenti.

Diabete e ipoacusia: un legame da considerare

Diabete e ipoacusia, secondo recenti studi, sono divenuti un binomio molto presente che vede protagoniste un gran numero di persone.
Ecco tutto quello che bisogna conoscere di questa relazione che, grazie a diverse ricerche, è divenuta maggiormente nota.

Diabete e ipoacusia e gli studi in merito alla loro relazione

Il diabete e l’ipoacusia sono divenuti studio di una recente ricerca che ha messo in risalto come, chi soffre della prima delle due patologie, sia maggiormente esposto a problematiche che riguardano anche l’udito.
I diversi studi, svolti nel recente passato, hanno messo in risalto come la maggior parte delle persone che soffrono di diabete, siano esposte a problemi dell’udito con intensità superiore fino alle 2,25 volte, ovvero le problematiche che riguardano l’udito saranno maggiormente visibili e persistenti rispetto a quelle che invece colpiscono chi non soffre di diabete.

Pertanto è possibile notare fin da subito come, essendo in costante crescita il numero di persone che soffre di diabete, le problematiche dell’udito potrebbero diffondersi con maggior rapidità.
Inoltre gli studi hanno messo in risalto come le persone anziane che soffrono di diabete siano quelle maggiormente esposte a tale rischio, che peggiora col passare del tempo.

Quale diabete comporta l’ipoacusia

Esistono due tipologie di diabete ma, sempre secondo gli studi, solo quello di tipo 2 rappresenta la causa che comporta i vari tipi di disturbi all’udito.
Questo per un semplice motivo: il diabete di tipo 2 comporta la produzione di un livello di insulina non sufficiente per la funzione dei vari organi e pertanto è possibile notare come questi, lentamente, diminuiscono la loro funzionalità.
In particolar modo è la vista a essere colpita per prima, per poi influenzare l’intero funzionamento del sistema nervoso che ha una conseguenza ulteriormente negativa, ovvero fa in modo che il paziente sviluppi il problema della cocleopatia diabetica.

Diabete, cocleopatia diabetica e problemi all’udito

La cocleopatia diabetica è una conseguenza che deriva dal diabete di tipo 2 e dai vari danni che vengono arrecati al sistema nervoso.
Questa patologia, ancora in fase di studio, comporta anche un indebolimento dell’udito visto che il sangue, in questa parte del corpo, tende a essere inferiore e inoltre le pareti uditive tendono a essere maggiormente deboli.
Col passare del tempo il livello della capacità uditiva di una persona potrebbe ridursi notevolmente, rendendo quindi l’ascolto inizialmente più basso rispetto a quello normale, per poi divenire totalmente assente, ovvero la persona che soffre di diabete 2 potrebbe perdere l’udito o subire dei grossi danni.
Questo comporta quindi un peggioramento della propria condizione di vita, che potrebbe essere totalmente stravolta proprio a causa della suddetta patologia.

Come comportarsi in caso di diabete di tipo 2 per prevenire l’ipoacusia

Prevenire le conseguenze negative che derivano dalla cocleopatia diabetica è ancora oggi un tipo di situazione oggetto di diverse analisi, visto che gli esperti stanno cercando di capire quali siano le relazioni effettive tra questa complicazione e i vari disturbi dell’udito.
I controlli periodici per evitare che questo tipo di situazione si possa palesare rappresentano il primo rimedio che può essere adottato così come i vari controlli presso i centri acustici, affinché si possa trovare l’apparecchio che permette alle persone di migliorare notevolmente la propria capacità d’ascolto ed evitare di rimanere isolati dal mondo.

La cura degli apparecchi acustici d’estate: consigli per una manutenzione ottimale

Per una cura perfetta degli apparecchi acustici durante il periodo estivo, occorre necessariamente adottare dei comportamenti grazie ai quali sarà possibile evitare che questi dispositivi si possano danneggiare in maniera irreparabile.
Ecco tutte le diverse operazioni che permettono di avere un’ottima cura di questo strumento.

Calore, sudore, sabbia e acqua di mare e gli apparecchi acustici

Il piacere di recarsi in spiaggia non è prerogativa di coloro che non soffrono di problematiche all’udito: anche chi deve usufruire degli apparecchi acustici può concedersi una giornata in spiaggia a patto che si cerchi necessariamente di prestare la massima attenzione alla cura delle protesi uditive.
Molto spesso chi soffre di disturbi all’udito si trova a dover fronteggiare la problematica relativa ai danni che si potrebbero arrecare agli apparecchi acustici, spesso lasciati sul telo del mare ed esposti ai diversi fattori che caratterizzano l’estate e la spiaggia.
Occorre sempre prestare la massima cura alla manutenzione di questo genere di dispositivi visto che, il danno che si arreca, potrebbe essere abbastanza grave.
Vediamo quindi quali sono le operazioni che devono essere svolte con maggior frequenza durante il periodo estivo per prendersi cura dei propri apparecchi acustici.

La manutenzione corretta degli apparecchi acustici in estate

Quando arriva il periodo estivo occorre necessariamente cercare di prestare la massima cura nei confronti degli apparecchi acustici, affinché sia possibile prevenire situazioni tutt’altro che piacevoli da affrontare.
In primo luogo è sempre bene tenere lontani dai raggi del sole gli apparecchi acustici e questo poiché il forte calore potrebbe lentamente sciogliere le parti in plastica che compongono lo strumento.
Sarà quindi necessario evitare di lasciare gli apparecchi sul davanzale, telo del mare sotto il sole, nel cruscotto dell’auto o in altri luoghi dove la temperatura raggiunge dei livelli molto elevati. Al contempo è bene evitare anche il contatto con l’acqua salata, che potrebbe corrodere le parti interne degli apparecchi e anche dalla sabbia, visto che i granelli hanno un effetto negativo sullo strumento, andando a ridurre il potere acustico degli stessi.

Indossare gli apparecchi quando si suda potrebbe produrre un suono poco piacevole, dovuto dal contatto appunto del sudore con le parti elettroniche dell’apparecchio e lo stesso vale per quanto riguarda l’utilizzo delle creme solari: l’orecchio deve essere completamente asciutto affinché sia possibile evitare che gli apparecchi possano subire dei grossi danni.

Da aggiungere anche il fatto che, periodicamente, bisogna effettuare una pulizia dell’apparecchio in quanto la polvere o altri residui si possono inserire nello stesso e rendere tali strumenti meno efficaci del previsto.

Pertanto con tutte queste particolari operazioni sarà possibile avere l’occasione di prevenire delle riparazioni molto frequenti che possono essere sinonimo di costi eccessivi sul fronte della manutenzione di questi strumenti.

La pulizia accurata degli apparecchi e i centri acustici

Seppur una pulizia possa essere sempre svolta autonomamente da chi deve indossare gli apparecchi acustici, è bene sottolineare come la procedura completa e accurata deve essere fatta svolgere dagli esperti dei centri acustici che, grazie ai vari macchinari, faranno in modo che l’apparecchio torni a funzionare in maniera corretta senza palesare alcun difetto.

Inoltre recarsi presso il centro acustico consente di ottenere un ulteriore vantaggio, ovvero ricevere degli ottimi consigli da parte degli esperti che indicheranno ai propri clienti quali siano le diverse procedure che permettono di rendere migliore l’utilizzo degli stessi apparecchi, evitando quindi delle abitudini che possono essere tutt’altro che ottimali e che hanno delle ripercussioni negative sulla qualità degli stessi.

Il periodo estivo deve essere sinonimo di vacanze e divertimento ma, allo stesso tempo, anche di massima cura nei confronti dei propri apparecchi acustici affinché sia possibile godersi il piacere dell’estate trascorsa in riva alla spiaggia senza dover interrompere le vacanze a causa di un guasto degli stessi apparecchi.

L’interazione con gli affetti da ipoacusia: alcuni consigli

Quali sono le cause dell’ipoacusia

Per ipoacusia si intende una diminuzione della capacità uditiva che può dipendere da varie cause. La sintomatologia comprende una progressiva difficoltà a udire i suoni alti in quanto viene alterata la trasmissione del segnale sensoriale a livello della specifica area encefalica.
Di solito il soggetto che soffre di questo disturbo, inizialmente fa fatica a distinguere le parole.

I principali fattori eziologici dell’ipoacusia sono:
rumore.
Un’eccessiva esposizione a sollecitazioni acustiche continuative provoca una degenerazione delle cellule sensitive dell’orecchio;
età.
L’invecchiamento produce un deterioramento funzionale delle cellule dell’apparato uditivo, spesso accompagnato dall’insorgenza di tinnito (rumore costante nell’orecchio);
ereditarietà.
Tale causa risulta evidente quando la malattia si manifesta nei bambini che nascono da genitori affetti da problematiche di questo genere;
infezioni.
Alcune forme di infezioni batteriche, come morbillo, scarlattina o meningite, possono determinare la diminuzione della facoltà uditiva. In alcuni casi l’otosclerosi, che compromette il movimento degli ossicini, si comporta da fattore predisponente;
cerume.
La persistenza di tappi di cerume nel condotto uditivo impedisce la fisiologica percezione uditiva;
acqua.
L’infiltrazione di liquidi nelle orecchie di solito favorisce l’ingresso di microrganismi patogeni nel canale uditivo, che contribuiscono a modificare il suo funzionamento;
pressione dell’aria.
Gli sbalzi di pressione d’aria conseguenti a viaggi in aereo o automobile deteriorano la funzionalità dei recettori acustici.

Interazione con soggetti affetti da ipoacusia

L’ipoacusia può limitare notevolmente la possibilità di interazione col prossimo, contribuendo a peggiorare la qualità della vita.
Le difficoltà che si instaurano tra il paziente e l’ambiente circostante sono ricollegabili all’impossibilità di dialogare correttamente.
Come conseguenza il soggetto perde fiducia nelle proprie possibilità e tale atteggiamento si ripercuote anche sulle persone che hanno rapporti con lui.
In alcuni casi, subentra uno stato di insofferenza e di mal sopportazione, provocati dall’impossibilità di rapportarsi in maniera produttiva con chi soffre di ipoacusia.
La sordità è anche una possibile causa di disoccupazione, poiché le persone che hanno rapporti con il malato non riescono a interagire in maniera produttiva con lui, e di conseguenza qualsiasi tipo di attività professionale risulta compromessa.
Dato che questo disturbo è molto spesso collegato all’invecchiamento, gli anziani possono avere difficoltà nell’interagire con i famigliari, che non sono in grado di instaurare un dialogo con loro.

Alcuni consigli per interagire con soggetti affetti da ipoacusia

Posizione del volto
Per relazionarsi al meglio con una persona affetta da ipoacusia è necessario posizionare il volto ad una distanza massima di un metro e mezzo, cercando di mantenere le orecchie su un piano comune.
Rumori di fondo
Il rumore di fondo rende molto più difficoltosa qualsiasi interazione con il paziente, pertanto sarebbe utile eliminare tali interferenze.
Indizi visivi
I movimenti delle labbra, il linguaggio del corpo e le espressioni del volto, rappresentano importanti indizi visivi per facilitare il rapporto con una persona affetta da sordità.
Modalità di dialogo
Per facilitare il dialogo con chi non sente perfettamente, risulta di importanza fondamentale intervallare con numerose pause la formulazione dei discorsi, per diminuire la tensione e la concentrazione del soggetto.
Impostare correttamente un discorso
Può capitare spesso che durante una conversazione vengano persi alcuni passaggi; per evitare tale inconveniente è vantaggioso impostare un dialogo con precise domande che richiedano specifiche risposte.
Onestà nell’approccio
Approcciando un individuo affetto da ipoacusia, non bisogna temere di esprimere le proprie difficoltà, esprimendo la necessità di modificare la velocità di eloquio. Molte persone non sanno come rapportarsi a chi è affetto da questo disturbo, e tendono a ritrarsi da un rapporto con lui.
Rassicurare il paziente
Rassicurare il paziente sul fatto che il suo disturbo non preclude la possibilità di interazione reciproca offre un’ottima possibilità per migliorare il rapporto interpersonale.
Impiego di dispositivi di ascolto assistito
Esistono numerosi dispositivi di ascolto assistito, realizzati per semplificare la comunicazione al telefono, migliorare l’audio di apparecchi radio o televisivi, e anche di suoni come il campanello o il telefono della propria abitazione.
Tali dispositivi di ascolto assistito possono venire usati anche in abbinamento a dispositivi acustici, che consentono di sfruttarne al meglio le caratteristiche.

Ogni cosa a suo tempo: quanto serve per abituarsi all’apparecchio acustico

Indossare per la prima volta un apparecchio acustico, significa abituarsi ad un nuovo dispositivo e non sempre le prime settimane scorrono tranquille e senza problemi. L’apparecchio acustico può migliorare la qualità della vita, ma come tutte le novità non sempre è facile adattarsi, soprattutto se si tratta di un dispositivo medico che deve essere indossato quotidianamente. Per abituarsi all’apparecchio acustico è importante seguire alcuni consigli e vivere con tranquillità questo particolare periodo di cambiamento. Trascorse le prime settimane di assestamento inizierete sicuramente ad apprezzare la nuova quotidianità.

Serve tempo per abituarsi all’apparecchio acustico

Un vecchio adagio recita “Il tempo cura tutte le ferite” e anche in questo caso questa affermazione è assolutamente vera. Portare l’apparecchio acustico per la prima volta rappresenta un cambiamento notevole nella vita di ogni individuo, non soltanto perché si riusciranno a sentire di nuovo rumori, voci e suoni che prima erano diventati sconosciuti e lontani, ma anche perché portare un dispositivo sull’orecchio rappresenta una novità sia dal punto di vista estetico che funzionale. Per chi vuole abituarsi all’apparecchio acustico il consiglio è di non bruciare le tappe, ma di accettare progressivamente il cambiamento senza ansia e paura. Le nuove sensazioni che si proveranno, con il tempo diventeranno piacevoli e soprattutto anche dal punto di vista estetico, l’apparecchio acustico diventerà elemento integrante del vostro aspetto, senza generare imbarazzo o ansia.

Portare l’apparecchio esclusivamente in ambienti familiari

Per i primi giorni è consigliabile indossare l’apparecchio acustico solo in casa o in ambienti familiari, per abituarsi al suono della propria voce o ai rumori che si percepiscono. Indossare l’apparecchio acustico in luoghi troppo affollati o rumorosi potrebbe infastidirvi o in ogni caso si avrà difficoltà ad individuare con precisione da dove provengono le voci o i suoni. È sempre consigliabile portare regolarmente l’apparecchio acustico, magari durante i primi giorni solo alcune ore e poi con il trascorrere del tempo indossarlo per quasi tutto il giorno.

Cercare di partecipare alle conversazioni

Per poter acquisire consapevolezza e abituarsi all’apparecchio acustico, il primo passo da intraprendere è quello di non isolarvi e di cercare da soli di superare le prime difficoltà, ma chiedete il supporto e l’aiuto di chi vi sta vicino. In particolare, è necessario partecipare alle conversazioni anche con uno o più interlocutori per poter di nuovo acquisire la capacità di ascolto. Questo esercizio è indispensabile per capire quanto sia migliorato il vostro udito o se invece riscontrate dei problemi nel comprendere appieno le conversazioni.

Spegnere l’apparecchio in luoghi troppo rumorosi

Come abbiamo sottolineato in precedenza, è sempre opportuno portare l’apparecchio acustico prima in ambienti familiari e poi iniziare a testarlo anche in altri luoghi, ma se riscontrate un fastidio eccessivo in alcuni spazi troppo affollati o rumorosi è sempre preferibile spegnere il dispositivo. Non preoccupatevi se all’inizio proverete imbarazzo o ansia, è una condizione naturale, con il tempo acquisirete maggiore dimestichezza e sarete in grado di portare l’apparecchio acustico anche in situazioni particolarmente rumorose.

Testare e sperimentare l’apparecchio acustico

Ritrovare nuovamente l’udito è un’esperienza fantastica in grado di migliorare la qualità della vita, quindi nei primi giorni non esitate a testare l’apparecchio acustico, imparerete ad apprezzare suoni e voci che avevate dimenticato. Per iniziare a provare l’apparecchio acustico, partite con l’ascolto della TV o della radio e analizzate come sia migliorato il vostro udito. In seguito, osate ancora di più e svolgete le vostre attività quotidiane (fare la spesa, andare a lavoro, frequentare parchi o luoghi pubblici) con indosso l’apparecchio acustico e registrate ogni nuova esperienza di ascolto.

Contattare l’audioprotesista in caso di problemi

Dopo un primo periodo di adattamento non avrete sicuramente più problemi di ascolto, ance se in rari casi può capitare che i suoni o i rumori possano essere ancora ovattati e indistinti. Nel caso in cui, trascorse alcune settimane, l’ascolto non è migliorato è sempre opportuno rivolgersi all’audioprotesista, che saprà individuare quali sono le problematiche connesse al nuovo apparecchio acustico.

Calo di udito: quando è necessario ricorrere alla protesi acustica

L’udito è, indubbiamente, un senso molto importante che consente di orientarsi all’interno del proprio ambiente ma, soprattutto, di interagire adeguatamente con i vari interlocutori, permettendo in questo modo lo sviluppo e il mantenimento di una buona vita sociale.
Purtroppo, soprattutto con l’avanzare dell’età, questo senso rischia di essere fortemente compromesso e di determinare un sentimento di vergogna e di isolamento che, in molti casi, rischia di degenerare in situazioni di solitudine e, conseguentemente, di depressione.
A riguardo, è sempre consigliato non sottovalutare fastidi legati all’udito o sensazioni, anche saltuarie, di un calo delle capacità uditive: il suggerimento è sicuramente quello di parlarne con il proprio medico curante, che sarà in grado di valutare la situazione con accuratezza e scegliere quale via di cura intraprendere.

Disturbi dell’udito, come riconoscerli e quando ricorrere all’apparecchio acustico

In linea di massima, i disturbi correlati al decadimento dell’udito si sviluppano in maniera progressiva e perciò si ha tutto il tempo di accorgersi del problema e intervenire adeguatamente, evitando che la situazione degeneri.
I primi sintomi sono segnali che, molto spesso, tendono ad essere sottovalutati: alzare il volume della televisione, chiedere alle persone attorno a noi di aumentare il tono della voce, non percepire alcuni suoni sottili correlati alla natura e altri semplici episodi quotidiani.
Oggigiorno, purtroppo, il deficit uditivo viene sottovalutato, in quanto non vi è ancora un’ampia conoscenza della patologia e quindi non si ha la spigliatezza di parlare con il medico o la sensibilità di prestare attenzione ai segnali che il corpo è in grado di mandare a riguardo.
Il più delle volte la mancanza di udito può essere confusa con una scarsa attenzione e proprio per questo si sottovaluta il problema. Ecco perché, appena ci si rende conto che il non sentire in maniera adeguata si protrae per più di qualche giorno, è il caso di rivolgersi al proprio medico di famiglia che potrà offrivi un iniziale consulto e sottoporvi a degli accertamenti atti a verificare il benessere del vostro udito.
Le figure di riferimento sono molteplici e il primo lavoro di orientamento spetta sicuramente al medico di famiglia che, sulla base dei sintomi espressi dal paziente, potrebbe ritenere necessario il consulto da uno specialista in otorinolaringoiatria, quale esperto in materia di malattie di orecchio, gola e naso.
Una volta appurato che, la disfunzione uditiva è correlata ad un calo delle prestazioni del vostro orecchio (e non tanto ad eventuali patologie curabili attraverso cure antibiotiche adatte) sarà possibile valutare, affiancati da personale competente in materia, la tipologia di apparecchio acustico da utilizzare.

Apparecchi acustici: a chi rivolgersi?

In commercio ci sono diversissime tipologie di apparecchi acustici, molti dei quali vengono commercializzati attraverso canali mediatici quali televisione e internet.
Il vivissimo consiglio è quello di evitare questa tipologia di apparecchiatura, partendo dall’assunto che ciò che è adatto da una persona non è necessariamente adatto alle esigenze di tutte le altre. A tal proposito, per il medesimo principio, è sconsigliato ascoltare passivamente i suggerimenti di parenti o amici che stanno già utilizzando un apparecchio acustico, magari pensando che bastino le loro direttive ad individuare il modello che fa per voi.
La scelta più corretta da fare è quella di recarsi in centri specializzati dove, personale competente e qualificato, sarà in grado di leggere la vostra cartella clinica, comprendendo il vostro problema e le vostre necessità. Infatti, solo attraverso un approfondito iter di diagnosi è possibile capire quali sono i limiti correlati al naturale decadimento dell’udito.
Qui, uno specialista in apparecchi acustici, magari avvalendosi del supporto di un audiologo o audioprotesista, sarà in grado di individuare la soluzione più adatta alle specifiche esigenze di correzione dell’udito.

Quale apparecchio acustico scegliere?

Sicuramente, una volta individuato il centro e il professionista specializzato di riferimento, il paziente avrà modo di condividere con lui la soluzione più adatta alle varie necessità.
Va di certo ricordato che ogni persona, in base alla sua soggettività e al suo stile di vita, ha bisogno di apparecchi differenti che devono essere tarati in maniera diversa, in relazione alla sensibilità stessa del paziente oltre che al suo abituale contesto quotidiano.
Sicuramente, il punto di partenza per la scelta dell’apparecchio, è lo stile di vita: chi svolge molte attività all’aria aperta avrà necessità diverse rispetto a colui che passa la maggior parte della sua giornata in casa o al lavoro. Per questo motivo è importante che il paziente e il professionista intessano una relazione di reciproca confidenza e fiducia, atta a individuare l’apparecchio più consono che sia in grado di correggere il disturbo senza interferire con lo svolgimento della normale quotidianità.

Come pulire e prendersi cura dell’apparecchio acustico

Gli apparecchi acustici sono congegni in grado di semplificare notevolmente il quotidiano: grazie ad essi i contatti con il mondo esterno, le conversazioni e i rapporti sociali possono tornare ad essere un autentico piacere. Per far sì che questo piacere si rinnovi nel tempo, è necessario, però, provvedere a una regolare pulizia e manutenzione del proprio apparecchio acustico. Seguendo i consigli riportati qui di seguito, è possibile assicurare al proprio dispositivo una corretta igiene, un normale funzionamento e soprattutto una lunga durata.

Indicazioni generali per la cura dell’apparecchio acustico

Gli apparecchi acustici odierni sono talmente minuscoli da sembrare quasi invisibili, ma in realtà essi racchiudono una sofisticata tecnologia. Per preservarli, allora, è di vitale importanza occuparsene con estrema attenzione. Curare il proprio dispositivo acustico significa, innanzitutto, mettere in atto una serie di accorgimenti, ovvero:

• per operazioni quali pulizia dell’apparecchio, posizionamento e sostituzione delle batterie è bene utilizzare un piano morbido. In questo modo si eviteranno danni al dispositivo qualora dovesse cadere;

prima di pulire il dispositivo, è opportuno lavare e asciugare le mani;

l’apparecchio acustico non è impermeabile, per cui non va indossato in piscina o sotto la doccia;

• prima di indossare l’apparecchio, è buona norma assicurarsi che l’orecchio sia perfettamente asciutto;

l’apparecchio acustico deve essere tenuto al riparo dai raggi solari e da qualsiasi fonte di calore;

il dispositivo acustico non va indossato se si devono effettuare indagini diagnostiche come TAC, risonanza magnetica e radiografie;

è consigliabile togliere l’apparecchio prima di usare prodotti per la cura della persona. Le creme, la lacca per capelli e i cosmetici in polvere possono, infatti, intasare le porte del microfono e inibire il regolatore del volume.

Pulizia dell’apparecchio acustico

Non solo il trucco, ma anche il cerume e il sudore possono creare ostruzioni nell’ingresso del microfono e bloccare il regolatore del volume. Per questo motivo, è importante eseguire una pulizia quotidiana dell’apparecchio. Quest’ultima può essere effettuata in totale autonomia, mentre per un’igiene profonda del dispositivo conviene rivolgersi presso un centro acustico specializzato. Vediamo ora, nel dettaglio, come praticare una corretta pulizia giornaliera delle 2 tipologie di dispositivo acustico: intrauricolare (ITE) e retroauricolare (BTE).

Pulizia di un dispositivo acustico intrauricolare

Per pulire accuratamente un apparecchio acustico intrauricolare occorre:

1) impugnare il dispositivo rivolgendo la sua apertura verso il basso;

2) strofinare il dispositivo con una pezzuola inumidita con spray detergente o con una speciale salvietta pulente (spray detergente e salviette umidificate possono essere reperite in qualsiasi centro acustico);

3) pulire a fondo le fessure del dispositivo e l’ingresso del microfono con una piccola spazzola a setole morbide;

4) eliminare eventuali tracce di sporco presenti sull’apertura dell’apparecchio con l’ausilio di uno spazzolino per la rimozione del cerume;

5) asciugare l’apparecchio con un panno pulito o un fazzoletto di carta.

Pulizia di un dispositivo acustico retroauricolare

Per un’adeguata pulizia di un apparecchio retroauricolare è necessario:

1) rimuovere l’auricolare dal dispositivo;

2) pulire la parte esterna del dispositivo con una salvietta;

3) riempire un bicchiere adatto alla pulizia dell’auricolare con acqua tiepida e immergervi una pastiglia all’ossigeno attivo (anche questi prodotti sono disponibili presso i centri acustici);

4) introdurre l’auricolare nel bicchiere (attraverso un inserto a filtro) e lasciarlo nella soluzione detergente per almeno mezz’ora;

5) tirare fuori dal bicchiere l’inserto a filtro e sciacquare l’auricolare sotto acqua corrente;

6) asciugare l’auricolare con un fazzolettino e rimuovere l’acqua rimasta nel tubicino con una pompetta;

7) ricollegare auricolare e tubicino al dispositivo.

Asciugatura dell’apparecchio acustico

Per impedire che l’umidità e il sudore compromettano il funzionamento del proprio dispositivo acustico è fondamentale assicurare a quest’ultimo una perfetta asciugatura. La migliore soluzione, in tal senso, consiste nell’uso di una “scatola per l’asciugatura“: si tratta di un dispositivo elettronico che, oltre ad asciugare l’apparecchio, ne garantisce una completa disinfezione mediante l’impiego di raggi UV.

Il test dell’udito: in cosa consiste

Un test dell’udito viene definito tale poiché fornisce una misura della sensibilità di una persona attraverso l’intera gamma del parlato. Il test tra l’altro misura il suono più silenzioso che può essere percepito dall’orecchio umano in diversi punti dell’intervallo vocale ed è definito audiogramma.

Quando si prende un appuntamento con dei centri professionali, ad un audiologo bisogna spiegare tutti i problemi che si hanno con l’udito ed esporre anche altri associati alla perdita, come ad esempio l’acufene, ovvero una consapevolezza del suono nelle orecchie o nella testa che non proviene da una fonte esterna. In riferimento a ciò, va precisato che esistono diversi tipi di questi suoni anomali, come ad esempio sibilo, fischio o ronzio ed occasionalmente possono essere segmenti di musica. Il tono può tra l’altro risultare alto o basso e il livello può variare nel tempo. È importante in tal caso parlare apertamente delle diverse situazioni in cui è difficile sentire chiaramente, ad esempio in ambienti rumorosi oppure in gruppi di persone. Dopo questa importante premessa vediamo nel dettaglio cosa succede in un test dell’udito.

Le operazioni preliminari del test dell’udito

L’audiologo che esegue il test dell’udito provvede per prima cosa a verificare se nelle orecchie ci siano blocchi (cera) o qualsiasi altra ragione per cui il test non possa essere eseguito. Inoltre il professionista chiede quando si sono notati dei problemi, se si sono manifestati gradualmente o improvvisamente, se ci sono state infezioni pregresse o lesioni. Tutte queste condizioni possono infatti causare problemi di udito. Dopo aver espletato questa prassi preliminare, l’audiologo vorrà testare l’udito eseguendo un audiogramma. Il test richiederà circa 20-30 minuti e nello specifico verranno riprodotti una serie di suoni attraverso delle cuffie, e poi bisognerà rispondere in che modo si percepisce il suono a prescindere da quanto sia silenzioso o debole. Questo test viene eseguito prima in un orecchio e poi nell’altro, poiché i risultati possono essere diversi. A seconda dell’esito, l’audiologo potrebbe sottoporre le orecchie ad altri test.

I risultati del test dell’udito

Quando viene effettuato un test dell’udito, il suono è misurato in due modi principali:
volume o livello in Decibel, intonazione o frequenza per verificare se sia alta o bassa e misurata in Hertz. Probabilmente l’audiologo farà riferimento a queste due cose quando spiegherà poi i risultati dei test. Premesso ciò, in genere i test dell’udito sono effettuati in un ambiente silenzioso che è insonorizzato dal rumore esterno. La persona in fase di ascolto dei suoni trasmessi da un audiologo preme un pulsante per segnalare quando ha sentito qualcosa. I risultati del test man mano vengono tracciati su un apposito audiogramma composto da assi cartesiani divisi rispettivamente in verticale per i Decibel e in orizzontale per gli Hertz. Per quanto riguarda i primi i suoni diventano più forti dall’alto verso il basso, e più morbidi nella parte superiore del grafico. Per i secondi invece la frequenza misurata in Hertz passa da bassa (125Hz) a sinistra a alta (8000Hz) a destra, praticamente molto simile a un pianoforte (note basse a sinistra, più in alto a destra). L’udito normale è invece definito tale quando i suoni più soft ascoltati sono compresi tra -10 e 20 dB. Se tuttavia sono più forti di 20 dB e non si riescono ancora a sentire, allora c’è un’inequivocabile perdita dell’udito. Più in basso lungo il grafico arriva la linea del test dell’udito, maggiore risulterà la perdita.

Le varie condizioni di perdita uditiva

Una leggera perdita uditiva è compresa tra 21 dB e 40 dB e in questo caso chi ne è affetto, spesso ha difficoltà a seguire il discorso soprattutto in situazioni rumorose. Questo tipo di perdita in genere viene notato dalla famiglia piuttosto che dal paziente stesso. L’ipoacusia moderata è compresa invece tra i 41 e i 70 dB ed in tal caso c’è difficoltà a seguire la voce e altri rumori silenziosi. La perdita uditiva severa è quella compresa tra i 71 e i 90 dB. In presenza di questa condizione si riesce a sentire il parlato anche in un ambiente silenzioso, e non si percepiscono i rumori generali come il traffico a meno che non sia molto forte. Infine parliamo dell’ipoacusia profonda che può definirsi tale quando è maggiore di 90 dB. Il paziente in questo caso non riesce a sentire la maggior parte dei suoni a meno che non siano molto forti. Dopo questa rapida e doverosa carrellata sulle varie condizioni di perdita uditiva, è importante sottolineare che un audiologo in alternativa o dopo il metodo delle cuffie, per misurare la soglia uditiva del paziente può optare anche per l’utilizzo di un conduttore ovvero un dispositivo che appoggia sull’osso dietro l’orecchio (tenuto in posizione da una banda metallica che si estende sopra la testa). Questo conduttore trasmette vibrazioni sonore attraverso le ossa del cranio direttamente all’orecchio interno, e il processo consente all’audiologo di testarne direttamente l’udito effettivo. L’audiologo al termine dovrebbe confrontare i risultati di entrambe le tecniche di misurazione per determinare dove si verifica la perdita dell’udito.

Troppo rumore: cos’è l’ipoacusia professionale

L’ipoacusia è una malattia che causa una diminuzione dell’udito e generalmente si distingue in congenita, quando deriva da fattori ereditari o malformazioni, oppure acquisita, come l’ipoacusia professionale, che è appunto causata dall’esposizione prolungata a rumori forti. Nello specifico il 40% dei casi di ipoacusia è di genere professionale, causata da trauma acustico cronico. Solitamente colpisce simmetricamente entrambe le orecchie e smette di aggravarsi quando si arresta l’esposizione alla fonte del rumore, anche se i danni provocati sono irreversibili.

Quando l’ipoacusia viene considerata malattia professionale?

Ai sensi del Punto 44, Allegato n. 4 al D.P.R. 9 giugno 1975, n. 48 il trauma acustico che causa diminuzione o perdita dell’udito viene considerato malattia professionale quando viene causato da attività specifiche puntualmente indicate dalla legge o nell’esecuzione di attività a queste complementari svolte all’interno dello stesso ambiente. Il Ministero fornisce poi un elenco delle attività coinvolte: prova di armi da fuoco, prova di motori a scoppio o di dispositivi di segnali acustici, lavori svolti all’interno delle fucinerie, tranciatura di vari tipi di metalli, taglio di telai o blocchi di marmo con specifiche attrezzature, guida di aeromobili, lavorazione dei chiodi, lavori dei calderai, battitura dei bulloni, ecc…

Come iniziare la procedura di riconoscimento della malattia professionale

Affinché la perdita o diminuzione dell’udito possa essere considerata malattia professionale, è necessario rilevare una sensibile diminuzione dell’udito. Questa deve essere certificata da una visita specialistica richiesta dal proprio medico curante oppure dagli specialisti del Servizio di Igiene e sicurezza sul Lavoro dell’Asl della provincia di residenza. La domanda di malattia professionale deve essere presentata dal datore di lavoro dopo la ricezione della documentazione necessaria da parte dell’operaio entro 15 giorni dalle suddette visite.
Cinque giorni dopo la ricezione del certificato che attesta la significativa perdita dell’udito, il datore di lavoro deve rivolgere richiesta all’Inail che si riserva di richiamare il lavoratore per eventuali accertamenti.
Il lavoratore a seguito della richiesta di malattia professionale per l’ipoacusia verrà contattato per una visita di controllo dall’Inail che si riserva la facoltà di richiedere accertamenti ulteriori. Durante la prima visita è indispensabile produrre tutta la documentazione che attesti la patologia, completa di eventuali certificati giuridici che ne attestano la presenza. Sono necessarie inoltre tutte le certificazioni che dimostrano lo status di lavoratore e la tipologia di lavoro svolto, per verificare che tale professione sia compresa tra quelle tassativamente indicate dalla legge: il libretto di lavoro e la certificazione relativa a tutte le visite di controllo svolte in azienda. L’Inail può richiedere approfondimenti e certificazioni ulteriori.

Il ricorso a seguito di rigetto della domanda di malattia professionale

Il lavoratore la cui richiesta di malattia professionale sia stata respinta può rivolgersi ad un CAF oppure ad un legale che lo assista nella presentazione del ricordo. Bisogna presentare ulteriori certificazioni che attestano la presenza dell’ipoacusia professionale, i dati personali necessari e tutte le informazioni relative all’infortunio cioè date e documenti presentati. Il ricorso deve concludersi in 150 giorni. Se il ricorrente non dovesse essere soddisfatto, oppure il ricorso viene ulteriormente rigettato, è possibile ricorrere al Tribunale del lavoro. Il termine prescrizionale in questo caso è triennale e inizia a decorrere dalla data accertata dell’infortunio. L’assistenza di un legale è obbligatoria.

Tutto quello che c’è da sapere sulle pile degli apparecchi acustici

Quali formati e materiali esistono per le pile di apparecchi acustici?

Dopo anni di avanzamenti tecnologici nel settore, le più innovative pile per apparecchio acustico prevedono la rimozione del mercurio, un elemento altamente inquinante. Risulta perciò raro trovarne ancora in commercio ma, qualora si fosse in dubbio, si consiglia di verificare la lista dei componenti e materiali.
Esistono diversi formati di batterie utilizzabili all’interno degli apparecchi acustici per garantirne il corretto funzionamento. I formati standard di queste batterie sono identificati da dei numeri (10, 13, 312 e 675). Ognuno di essi viene abbinato ad un colore preciso, una scelta mirata a semplificarne il processo di identificazione anche per gli utenti non addetti. Il formato 10 è caratterizzato dal colore giallo, il formato 312 dal colore marrone, il formato 13 è arancione e infine il formato 675 è blu. Grazie a questa classificazione risulta particolarmente agevole identificare i diversi formati ed eventualmente procedere con il ricambio.

Quanto a lungo dura una pila per apparecchio acustico e come prendersene cura?

La durata della vita di una batteria può essere influenzata da diversi fattori, tra i quali le ore di utilizzo giornaliere, il grado di amplificazione e le funzionalità specifiche dell’apparecchio acustico che vengono utilizzate di volta in volta. Tra le modalità che hanno un impatto maggiore, la trasmissione esercita una diretta influenza sulla durata della batteria, in quanto essa assorbe delle correnti particolarmente elevate. Quando l’apparecchio si trova in questa modalità, che si attiva in maniera automatica, il funzionamento delle pile dipende in maniera proporzionale rispetto a quanto di frequente l’apparecchio stesso viene utilizzato durante il giorno. Passiamo ora a prendere in esame alcuni aspetti che consentono di prendersi cura della propria pila per apparecchio acustico al meglio. Anzitutto è importante in ogni momento garantire che la batteria per apparecchio acustico riesca a performare al 100%. Per poter avere delle prestazioni elevate un aspetto cruciale è quello di assicurarsi sempre di proteggere i fori dell’aria posti all’interno della batteria dell’apparecchio acustico da fattori quali ad esempio l’umidità, che potrebbe risultare con il danneggiare i componenti al suo interno. Inoltre, per prolungare la durata nonché la vita della batteria quando l’apparecchio acustico non è in funzione è importante spegnerlo. Infine, qualora si notasse che la batteria risulta inumidita, come ad esempio a causa di sudore o altri tipi di liquidi, essa va asciugata immediatamente, al fine di evitare possibili complicazioni derivanti dal contatto con l’acqua.

Cosa fare con una pila per apparecchio acustico che si è scaricata

Esistono alcuni elementi che possono prolungare la vita della batteria, aumentandone la funzionalità in termini di prestazioni. A questo proposito, il numero e il diametro dei fori per l’aria presenti nell’apparecchio esercitano un’influenza diretta nell’aumentare la potenza della batteria stessa, che può funzionare molto meglio e garantire ottime performance qualora correttamente ventilata.
Anche quando si presta particolare attenzione a tenere lo strumento sempre ben curato, la durata del funzionamento di una pila per apparecchio acustico ovviamente non può prolungarsi in eterno. Quando la batteria sarà scarica, bisognerà procedere a rimuoverla. Infatti, qualora essa venisse lasciata per troppo tempo all’interno dell’apparecchio acustico, elementi quali l’umidità potrebbero finire con l’alterare la chimica stessa della batteria, che di fatto potrebbe gonfiarsi e risultare in alcune perdite pericolose per l’essere umano. Ne deriva perciò che è particolarmente importante prendersi cura con attenzione delle pile esauste, informandosi sui punti di raccolta dedicati. Per quanto riguarda lo smaltimento delle pile per apparecchi acustici, va notato che esse non sono classificate come rifiuti pericolosi in quanto batterie zinco/aria. Tuttavia, una volta esausta, la batteria per apparecchio acustico deve essere smaltita in maniera corretta, al fine di non inquinare l’ambiente.