La pressione nell’orecchio: cause e rimedi

Molto spesso sentiamo parlare di pressione auricolare o orecchie ovattate per andare ad indicare una sensazione soggettiva caratterizzata da una pienezza auricolare che riguarda una o entrambe le orecchie. Cerchiamo di capire meglio che cosa si intende per pressione auricolare e quali possono essere le possibili cause e i rimedi da adottare.

In cosa consiste la pressione auricolare

Per cercare di comprendere bene in cosa consiste la pressione auricolare basta riprendere gli esempi più comuni nella quale trova maggiore manifestazione e cioè quando si guida l’auto lungo le strade di montagna, oppure durante le fasi di decollo e atterraggio dell’aereo. Essa può essere definita come la conseguenza del cambiamento di pressione. Fin quando i sintomi si riducono alle fasi che abbiamo descritto in precedenza non sussiste alcun problema. Diversamente ci sono, invece, delle situazioni nelle quali il problema persiste, dando luogo in alcuni casi anche a manifestazioni dolorose, e che hanno come conseguenza quella di avere un udito attenuato e ovattato. Bisogna in ogni caso specificare che calo dell’udito e pressione auricolare sono due patologie differenti, anche se in taluni casi possono coesistere.

Possibili cause della pressione auricolare

Riprendendo la definizione di pressione auricolare data in precedenza, possiamo affermare che questa si manifesta quando la pressione atmosferica risulta inferiore a quella dell’orecchio medio; ciò determina che il timpano sia spostato verso l’esterno o l’interno, provocando la fastidiosa sensazione di udito ovattato. Tra le principali cause che danno luogo alla pressione auricolare abbiamo la disfunzione tubarica: questa si manifesta quando i meccanismi di ventilazione della Tuba di Eustachio non funzionano correttamente. In condizioni normali effettuando uno sbadiglio o deglutendo si ha una leggera apertura e successiva chiusura della Tuba che determina una variazione di pressione, ristabilendo l’equilibrio. Oltre però alla disfunzione tubarica, le cause della pressione auricolare possono essere altre, e precisamente:

    • la presenza di un tappo di cerume nell’orecchio
    • infiammazione del timpano o del canale uditivo
    • tensioni della mascella o del rachide cervicale
    • periodo di forte stress psicologico.

Quali sono i rimedi che si possono adottare?

Precisiamo innanzitutto che per evitare di arrivare alla sintomatologia tipica della pressione auricolare, è possibile adottare una serie di misure di prevenzione, come ad esempio una corretta igiene dell’orecchio per evitare che si formi il tappo di cerume, uso di spray nasale per evitare l’infiammazione del canale uditivo, infine evitare di sottoporre l’organismo ad uno stress elevato.
Come accennato in precedenza, se la pressione auricolare si manifesta in montagna o in aereo, basta sbadigliare o deglutire per risolvere il problema. Se invece sono presenti dei problemi di salute è necessario rivolgersi ad un medico, precisamente ad un otorino che dovrà effettuare una visita per capire da cosa dipende la patologia. Ovviamente, individuata la causa, la pressione auricolare sarà trattata in modo specifico. Le infiammazioni del canale uditivo sono ad esempio curate con unguenti adatti mentre se fosse presente un tappo di cerume, si dovrà procedere alla sua rimozione con una irrigazione auricolare. Altro caso può essere quello di un periodo di stress, per cui sarà necessario assumere farmaci o seguire terapie che favoriscono il rilassamento. Nei casi più gravi, invece, ci si dovrà sottoporre a un intervento chirurgico per rimuovere ad esempio le adenoidi.

Se hai dubbi sul tuo problema alle orecchie, puoi chiedere consigli ai nostri specialisti.

Quanto costa un apparecchio acustico?

Fornire un prospetto preciso dei costi degli apparecchi acustici è un compito per nulla scontato. Il motivo è presto spiegato: l’apparecchio acustico è uno strumento sanitario altamente specifico, elaborato sulle necessità del singolo paziente.
Partendo da questa premessa, è possibile intuire come sia delicato e importante approfondire l’insieme di aspetti che influiscono sulla determinazione del prezzo finale. In questo articolo cercheremo di analizzarli, fornendo una panoramica approfondita.

Apparecchi acustici: l’evoluzione tecnologica

Iniziamo con l’identificare l’apparecchio acustico per quello che è, ossia un dispositivo complesso, l’ennesimo di una lunga serie di miglioramenti apportati dalla tecnologia alla vita quotidiana.
Il salto di qualità rispetto agli apparecchi acustici del passato è stato fatto: sono lontani i giorni in cui erano necessarie soluzioni ingombranti per poter migliorare la propria percezione uditiva. Venivano prodotti modelli più o meno tutti simili, incapaci di adattarsi alle singole necessità uditive.
Gli apparecchi acustici moderni sono progettati per garantire un’esperienza uditiva a 360°. Gli sforzi si sono concentrati sul bilanciamento dei rumori, così da renderli meno stressanti per il canale uditivo. Il risultato è la riproduzione di una percezione molto più chiara dei discorsi e dei suoni, evitando il rischio di fischi fastidiosi, molto frequenti in passato.
Gli apparecchi acustici più recenti vantano dimensioni ridotte (addirittura più piccoli di un dito mignolo) e un elevato tasso di connettività con altri dispositivi: smart TV, smartphone, internet, in linea con le moderne tendenze tecnologiche.

L’apparecchio acustico giusto per ogni paziente

Oggigiorno i centri abilitati alla vendita di apparecchi acustici tendono a studiare e approfondire le condizioni uditive del paziente. Solo una conoscenza approfondita delle reali condizioni dell’utente permette di realizzare e fornire degli apparecchi acustici che rispondano perfettamente a tutte le situazioni.
Sarebbe un errore grossolano, infatti, paragonare le condizioni uditive di un paziente affetto da acufene a quelle di uno affetto da ipoacusia neurosensoriale. Ecco perché il primo passaggio del percorso, che porterà alla scelta dell’apparecchio acustico, sarà un incontro medico specialistico.
Il tecnico eseguirà una visita approfondita, durante la quale riuscirà ad elaborare un profilo uditivo preciso. Sulla base di questo sarà in grado di consigliare l’apparecchio uditivo perfetto per le necessità del soggetto.
L’obiettivo è quello di permettere a tutti coloro che soffrono di problemi del sistema uditivo, di poter tornare a godere di una vita ad un volume normale. Il nostro consiglio è quello di rivolgersi a specialisti certificati, assicurandosi che ciò che si sta andando ad acquistare sia un vero apparecchio acustico e non un semplice amplificatore. Questa seconda tipologia di dispositivi può essere acquistata a costi ridotti, ma non necessita di un test dell’udito approfondito e non garantisce un effettivo miglioramento della percezione sonora.

I diversi fattori che determinano il costo di un apparecchio acustico

Come abbiamo visto non è semplice determinare il prezzo di un apparecchio acustico. Ogni paziente ha delle necessità specifiche, le quali devono essere evidenziate e tenute in considerazione durante test dell’udito preliminare. Questo implica la consulenza di professionisti del settore, in grado di valutare attentamente ogni situazione.
Altro importante fattore da valutare è il livello di complessità che ogni apparecchio presenta. Questi dispositivi sono frutto di ricerche ed innovazioni tecnologiche continue: di conseguenza i prezzi rispecchieranno il grado di specificità del prodotto.
Generalmente, tuttavia, il Sistema Sanitario Nazionale tende a venire incontro a coloro che necessitano di questi dispositivi, offrendo dei rimborsi a seconda dei casi.
In conclusione ricordiamo i punti salienti che aiutino a comprendere sia la qualità che il prezzo del prodotto:

  • personalizzazione dell’apparecchio sulla base di test dell’udito professionali;
  • regolazione automatica del dispositivo in base alle condizioni ambientali;
  • numero di canali programmabili o bande di frequenza (da un minimo di 4 ad un massimo di 20: diffidare di altri valori);
  • servizio clienti efficiente;
  • periodi di prova, garanzie e risarcimenti.

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Spiegare l’ipoacusia ai bambini: consigli per i nonni

La curiosità dei bambini a volte è molto accentuata e può riguardare non solo argomenti comuni. Talvolta i piccoli possono mostrare interesse e perplessità verso ciò che li circonda e che appare come nuovo e inspiegabile. Questo riguarda spesso anche i nonni e può nascere spontanea la domanda sull’apparecchio acustico. Quando si presenta il momento è bene instradare il discorso in modo corretto, in modo da far capire tutto al bambino senza spaventarlo ma renderlo anche consapevole di quanto sia importante la salute.

Problemi acustici e bambini: la strategia basata sul dialogo

La prima cosa che bisogna fare è parlare ai bambini della perdita dell’udito. Non c’è nulla di male nel comunicare ai bambini che si ha un problema di salute, basta utilizzare i termini giusti e adatti a quell’età. Ovviamente non si può parlare di perdita dell’udito ma piuttosto di orecchie che non funzionano più tanto bene. A meno che i bambini non siano abbastanza grandi da poter comprendere meglio il discorso bisogna fare attenzione alla terminologia per non spaventarli.

Se i bambini chiedono “cos’è quell’apparecchio” e non si limitano a comprendere che è un piccolo aiuto per sentire meglio, i nonni possono spiegare loro cose più dettagliate. Se sono abbastanza grandi si può affrontare il discorso dell’ipoacusia quale malattia, evitare di dare una risposta infatti peggiorerà solo le cose e i bambini diventeranno sempre più insistenti. Ovviamente a seconda dell’età si può utilizzare un linguaggio più o meno specifico. È bene chiarire comunque che si tratta di un disturbo che arriva con l’età o se è stato causato da un altro problema, in modo che i nipoti possano anche comprendere come avvengono certe cose.

Si può mostrare l’apparecchio acustico ai bambini, parlando della funzionalità e soprattutto sottolineandone le caratteristiche essenziali. In questo caso la tecnologia può essere molto utile perché i bambini la amano e quindi riescono ad apprezzarne ancora di più il funzionamento. Bisogna anche spiegare loro che gli apparecchi sono individuali e non possono essere condivisi, in modo da evitare che qualcuno di loro possa pensare di provarlo.

Il gioco quale strumento di coinvolgimento ed empatia

Per i bambini più piccoli può essere molto utile ricorrere al gioco per aiutarli a comprendere l’ipoacusia, magari mostrando effettivamente cosa si prova. Una buona idea può essere chiedere loro di tapparsi le orecchie e poi parlare, oppure parlare a bassa voce per far comprendere come sentite realmente. Coinvolgere i bambini è fondamentale, questi hanno il diritto di capire cosa mette in difficoltà i nonni e in questo modo anche aiutarli a stare meglio. È possibile chiedere loro un aiuto, un appoggio: questo li farà certamente sentire importanti e li aiuterà a comprendere l’essenza del problema senza alcun trauma.

Informare per educare alla buona salute

Quando si ha un problema si può cogliere l’occasione per insegnare i principi per una buona e duratura salute. Non bisogna nascondersi, è utile in questo caso che i nipoti capiscano dai nonni quali sono i rischi di avere sempre lo smartphone a volume eccessivo, di alzare al massimo la televisione mentre giocano ai videogiochi oppure di avere le cuffiette nelle orecchie ad un volume eccessivo. Avere una patologia vuol dire avere l’impegno di lanciare agli altri, soprattutto più giovani, dei segnali. Il discorso va fatto nei toni e nei modi in cui è possibile colloquiare con i bambini, quindi non si deve utilizzare un approccio severo quanto piuttosto di sana e semplice comunicazione, adattando il linguaggio all’età dei nipoti. Bisogna però renderli consapevoli della situazione e fargli capire che la salute è un dono prezioso e va sempre tenuta sotto controllo. In questo modo si stabilisce un legame profondo, fatto di comprensione e di aiuto reciproco.

Udito e cuffie: una guida all’utilizzo corretto

Udito e cuffie: un binomio sempre più pericoloso

Un problema importante

Arriva direttamente dall’Unione Europea l’allarme per lo scorretto utilizzo di cuffie e auricolari per l’ascolto di musica. È sempre più preoccupante il dato dell’abbassamento della soglia di udito che, secondo le stime statistiche nell’Unione Europea, comprenderebbe quasi 10 milioni di individui. Questo problema, forse non ancora considerato tale dalla maggioranza, è causato dalla potenza o dall’intensità del suono a cui l’udito è sottoposto, più propriamente dal volume al quale vengono ascoltati i contenuti in cuffia. Sempre di più sono i casi di problemi uditivi in soggetti che però non lavorano a stretto contatto con rumori forti. Ciò dipende quindi da un uso sregolato di questi apparecchi.
Per misurare l’intensità del suono ci si serve del decibel (dB) ma la scala di misurazione del suono non procede costantemente man mano che si sale: questo significa che se un suono di 30 dB può essere 1000 volte più potente di un rumore appena percepibile, uno di 40 dB lo è per 10.000 volte. La scala quindi aumenta per intervalli crescenti. Mettendo a confronto quanto detto con i dati rilevati dagli apparecchi acustici oggi in circolazione si possono cominciare a delineare i tratti distintivi del problema dell’ascolto incontrollato e sregolato, nonché dei danni all’udito; un prodotto come le cuffie in-ear può generare potenza fino a 120 dB, paragonabili alla potenza del rumore di decollo di un jet.

Come misurare l’eccessiva esposizione a stress uditivo

Cos’è che provoca stress all’udito

I fattori che concorrono a stressare l’apparato uditivo sono molteplici, con il tempo e un uso prolungato, quotidiano e pressante di cuffie auricolari, in-ear e simili si può incorrere in veri e propri danni permanenti. Sono all’ordine del giorno infatti diagnosi di traumi acustici provocati da stress uditivo: i soggetti interessati riportano sintomi quali l’ottundimento auricolare, cioè quella sensazione di pressione nell’orecchio che è causata da un’infiammazione del timpano o del canale uditivo, fastidiosi ronzii come il cosiddetto tinnitus e una diminuzione del livello di udito. Tutti questi sintomi possono avere natura temporanea, ma se non tempestivamente diagnosticati possono diventare permanenti.
C’è da dire che ascoltare musica o contenuti multimediali in cuffia, magari in città può indurre inconsciamente ad aumentare il volume di ascolto, questo comportamento a lungo andare può lentamente condurre a ipoacusie da rumore. L’apparato uditivo umano è capace di resistere molto bene a pressioni acustiche prolungate quindi il soggetto non si accorge che c’è un danno che può diventare permanente. Si aumenta il volume per eliminare quindi il rumore di fondo dell’ambiente circostante, quindi il primo fattore che influisce sul volume in uso è l’ambiente, il rumore di sottofondo che circonda chi ascolta musica.

Quali tipi di cuffie utilizzare per evitare danni

Le tipologie di cuffie riguardano sostanzialmente 3 gruppi

  • Le cuffie aperte. Le cuffie aperte, grazie al fatto di avere una superficie traforata, garantiscono una buona dispersione del suono garantendo al contempo una minore pressione sonora all’interno dell’orecchio. Questo meccanismo d’altra parte induce l’utilizzatore ad aumentare costantemente il volume per contrastare probabili rumori di sottofondo derivanti dall’ambiente circostante.
  • Le cuffie chiuse. Le cuffie chiuse invece forniscono un buon isolamento dai rumori circostanti, grazie ai cuscinetti di cui sono fatte, ciò permette di abbassare i volumi di ascolto e ridurre lo stress.
  • Le cuffie in-ear. Questo tipo di cuffie offre un isolamento importante dei rumori esterni, più delle cuffie chiuse. Ma questo meccanismo se utilizzato con volumi eccessivi e per un tempo prolungato può provocare danni maggiori.

Consigli e indicazioni per evitare danni

I consigli per un utilizzo corretto

Per cercare di contrastare un uso improprio delle apparecchiature utilizzate per ascoltare musica i pareri degli esperti sono concordi nel ridurre tempo e dB di ascolto. Questa regola pone le sue basi sull’ascolto di materiale audio a non più di 60 dB per non più di 60 minuti.

Ricorda inoltre che, ai primi sintomi di abbassamento dell’udito, è davvero importante intervenire in modo tempestivo e mirato. Se hai dubbi è meglio rivolgersi agli specialisti: prenota una visita gratuita con i nostri professionisti.

Scopri il nuovo apparecchio acustico ricaricabile

Progetto Udire presenta il nuovo apparecchio acustico ricaricabile Starkey, Livio™ AI.

Un apparecchio acustico ricaricabile piccolo e tecnologicamente avanzato

Livio™ AI è un dispositivo acustico potente e completo che offre una soluzione all’ipoacusia intelligente, affidabile e conveniente. Grazie ai progressi della tecnologia Starkey non si dovrà più avere il pensiero di sostituire la pila dell’apparecchio acustico. La durata della carica, grazie a una batteria al litio, è maggiore: fino a 24 ore di utilizzo continuato con una sola carica.

Tanti vantaggi in un solo apparecchio

L’utilizzo dell’apparecchio Livio™ AI è più semplice: i dispositivi acustici RIC ricaricabili includono il caricabatterie portatile Starkey® Hearing Technologies Charger, che può fornire fino a tre cicli di carica. Le spie LED permettono di capire immediatamente quando l’apparecchio è carico.

Livio™ AI funziona anche con il caricatore Mini Turbo Charger che consente una carica che dura 3 ore e mezza in soli 7 minuti.

Grazie all’assenza di pile da smaltire contribuirai anche a mantenere un ambiente più pulito. Avrai inoltre un notevole risparmio economico.

Più di un apparecchio acustico

Il nuovo Livio™ AI di Starkey, oltre a offrire una qualità del suono ottimale, è un dispositivo dotato di intelligenza artificiale e sensori che fanno dell’apparecchio acustico un sistema completo per aiutare a vivere meglio. Tra le principali funzioni si annoverano infatti il rilevamento e la notifica di eventuali cadute, il controllo delle funzioni fisiche, motorie, cognitive e cardiovascolari.

Vieni a scoprire di più su questo formidabile apparecchio e molti altri, disponibili presso i nostri centri acustici di Varese, Malnate, Arcisate, Gallarate e Luino. Progetto Udire mette a disposizione le sue competenze da oltre vent’anni. Ti aspettiamo per sentire bene per vivere meglio.

I vantaggi di un apparecchio acustico ricaricabile

L’ototossicità dei farmaci: i medicinali che fanno male all’udito

Che cosa si intende per ototossicità da farmaci

Per ototossicità si intende un effetto indesiderato derivante dall’impiego di alcuni principi farmacologici, in grado di provocare danni reversibili o irreversibili all’apparato auricolare.

A seconda della parte colpita, i sintomi che ne derivano sono differenti così come diversa è la loro gravità, che, in alcuni casi, può arrivare anche alla perdita definitiva dell’udito.

Gli effetti avversi riguardanti la coclea di solito causano disturbi neurosensitivi responsabili di fenomeni di ipoacusia progressiva, spesso preceduti dall’insorgenza di acufeni e di episodi vertiginosi.
I danni all’apparato vestibolare si manifestano invece con alterazioni dell’equilibrio, accompagnate da capogiri e instabilità posturale.

Il meccanismo d’azione secondo cui un farmaco risulta tossico per l’orecchio dipende da vari fattori, comprendenti il dosaggio e la durata della terapia, il tipo di somministrazione e l’assunzione contemporanea con altri medicinali.

Inoltre esso è strettamente collegato alla reattività individuale e alla predisposizione genetica del soggetto, oltre che alla presenza di patologie croniche a carico dell’apparato urinario, come l’insufficienza renale.

Quali tipi di farmaci causano ototossicità

Le principali classi di farmaci che provocano ototossicità sono:
– antibiotici aminoglicosidici;
– antibiotici macrolidi;
– antibiotici glicopeptidici;
– fluorosamide (diuretico);
– acido acetilsalicilico;
– antinfiammatori di tipo FANS;
– chinino e clorachina (antimalarici);
– antitumorali a base di cis-platino.

Tra i vari medicinali ototossici, quelli maggiormente utilizzati sono gli antibiotici, i cui effetti avversi vengono potenziati dall’assunzione concomitante con diuretici, quando la terapia ha una durata superiore a 14 giorni, oppure in caso di insufficienza renale.

I chemioterapici a base di platino sotto forma di cis-platino, carbo-platino o oxi-platino, si comportano da potenti agenti ototossici dato che provocano una diminuzione dell’udito permanente e profonda, che può manifestarsi già dopo i primi giorni di terapia, per poi proseguire anche per mesi.

Trattandosi di un’alterazione a carico del nervo acustico, che subisce una progressiva degenerazione neuronale, la perdita dell’udito è irreversibile.

In altri casi, come in seguito all’assunzione di diuretici o antimalarici, l’ipoacusia generalmente è transitoria, e soltanto quando la tossicità deriva da un prolungato periodo di terapia, può innescare danni permanenti.

Dal punto di vista patologico, le conseguenze dell’ototossicità da farmaci possono interessare fenomeni degenerativi a livello centrale (nuclei vestibolari e cocleari) oppure periferico (degenerazione dei neuroni sensitivi dell’organo del Corti e delle creste ampollari).

Di solito la patogenesi di queste lesioni deriva da alterazioni biochimiche che i farmaci, assunti per lungo tempo oppure a dosaggi elevati, provocano sull’endolinfa dell’apparato uditivo, con successiva degenerazione della trasmissione nervosa.

Quali sono le terapie e le precauzioni in caso di ototossicità

Le terapie che vengono attuate per contrastare i fenomeni di ototossicità da farmaci consistono di solito nella sospensione del medicinale che ha provocato l’insorgenza del disturbo.

Se tale sospensione non è possibile in quanto il medicinale risulta appartenente alla categoria dei salvavita, è opportuno modularne il dosaggio, valutando attentamente il rapporto rischio/beneficio.

Tutti i farmaci ototossici non devono essere assunti in caso di perforazione della membrana timpanica, per evitare un peggioramento della situazione, soprattutto se somministrati per uso topico.

Una precauzione fondamentale da attuare in caso di disturbi derivanti da tossicità da farmaci è quella di limitarne l’impiego in gravidanza, nella terza età, in pazienti debilitati oppure in soggetti ipoudenti.

Dato che spesso le lesioni cocleari sono asintomatiche, è consigliabile effettuare un esame audiometrico durante l’impiego di farmaci ototossici.

Al contrario, le lesioni dell’apparato vestibolare che comportano evidenti sintomi, come nausea, vomito, capogiri e disturbi posturali dovuti a modificazioni dell’equilibrio, sono facilmente identificabili.

La migliore forma di prevenzione nei confronti dell’ototossicità da farmaci consiste in un impiego attento e mirato alle specifiche esigenze, completato da controlli periodici della funzionalità renale.

Rivolgiti sempre ai medici professionisti per un consulto adeguato. Per un controllo dell’udito e per dubbi puoi rivolgerti anche ai nostri audiologi: contattaci.

Cause e diagnosi dell’ipoacusia improvvisa

L’ipoacusia è una patologia che colpisce l’apparato uditivo e consiste nella perdita parziale o totale dell’udito ad una o entrambe le orecchie. Ma quali sono le cause dell’ipoacusia improvvisa? Come viene effettuata la sua diagnosi?

Cause dell’ipoacusia improvvisa

Le cause dell’ipoacusia improvvisa sono riconducibili a diversi fattori e si distinguono in trasmissive, l’apparato uditivo esterno è intasato da un tappo di cerume e in questo caso i rumori e i suoni arrivano in maniera ovattata e, in percettive, ossia si è verificato un problema all’interno dell’orecchio che va a compromettere le vibrazioni sonore. I motivi per cui un’ipoacusia si presenta improvvisamente sono dovuti a diversi stati negativi per l’organismo come stress, malattie virali e batteriche dell’apparato uditivo, malattie autoimmuni, malattie metaboliche come il diabete, lesioni all’interno dell’orecchio e patologie della colonna vertebrale. I primi sintomi che si avvertono in caso di ipoacusia improvvisa sono la sensazione delle orecchie tappate, delle vertigini e un ronzio fastidioso. Non sottovalutare assolutamente questi primi sintomi ma rivolgersi subito ad uno specialista. I medici consigliano di non far passare le 72 ore dall’inizio della perdita dell’udito.

Dati e statistiche sull’ipoacusia improvvisa

L’ipoacusia può verificarsi in qualsiasi età ma la percentuale più alta è riconducibile ad un individuo in età adulta. Secondo alcune ricerche circa il 60% degli individui colpiti da questa patologia trascurano anche il più piccolo sintomo. Una brusca perdita di udito va comunicata a uno specialista che valuterà le cause e la diagnosi. Una statistica conferma che l’ipoacusia improvvisa potrebbe regredire anche nel giro di pochi giorni. La cura per poter tornare ad avere un udito normale è basata su medicinali cortisonici tipo steroidi che vanno somministrati per bocca o vena. In alcuni casi però questo tipo di terapia non dà alcun effetto allora, si ricorre a delle installazioni cortisoniche nella cavità uditiva. Naturalmente, effettuando una diagnosi precoce, e iniziando subito la terapia, l’ipoacusia diminuirà di durata e intensità.

Diagnosi e precauzioni da prendere

Per poter fare una diagnosi, il medico deve basarsi su alcune situazioni che l’individuo ha vissuto come immersioni, viaggi aerei, infezioni virali e batteriche. Per poter arrivare ad una diagnosi sicura lo specialista fa vibrare il diapason e lo poggia dietro l’orecchio. Se il paziente avverte la vibrazione allora si tratta di ipoacusia improvvisa trasmissiva, se invece non percepisce alcuna vibrazione allora il problema è più serio perché si tratta di un’ipoacusia percettiva. In base al tipo di diagnosi verrà prescritta la giusta terapia da intraprendere. Durante l’ipoacusia è fondamentale prendere delle precauzioni come quella di evitare viaggi in aereo, immersioni e non toccare assolutamente l’orecchio. Ci sono individui che sono spesso soggetti a questa patologia e, per evitarla basterà adottare uno stile di vita senza stress e preoccupazioni e regolarizzare il sistema circolatorio e immunitario. Se invece si viaggia in aereo o si fanno immersioni, meglio fare uso di tappi adatti.

Se hai dubbi puoi rivolgerti ai nostri specialisti: ti consiglieremo l’iter più adeguato alle tue esigenze.

La pulizia delle orecchie: quando rivolgersi all’otorino

La pulizia delle orecchie

La pulizia delle orecchie è un’operazione consueta per eliminare il cerume che si forma nel condotto uditivo.
Il cerume è una secrezione assai densa, oleosa e di colore giallastro che naturalmente protegge l’orecchio da patogeni esterni, come funghi, polvere e altro. La sostanza arriva dalle ghiandole ceruminose e contiene anche sebo e colesterolo e ha un potere lievemente antibatterico.
Quando la produzione di cerume diventa eccessiva e si usano frequentemente i cotton fioc si crea il famoso “tappo”, che provoca un certo fastidio in quanto si avverte dolore, diminuisce temporaneamente l’udito e a volte può portare ad otite e altri disturbi dell’apparato otorinolaringoiatrico.

Quando bisogna rivolgersi all’otorino per la pulizia delle orecchie

L‘otorino è il medico che cura tutti i problemi connessi a naso, gola e orecchie. Nel caso della formazione di un tappo di cerume è il caso di chiedere aiuto a uno specialista, evitando manovre dannose o rimedi della nonna, che potrebbero peggiorare la situazione. Procedere con l’introduzione di strumenti di vario tipo all’interno dell’orecchio non è il caso, per non arrivare a perforare definitivamente il timpano.
Quando il tappo di cerume alle orecchie provoca disturbi importanti è il caso di rivolgersi all’otorino. I disturbi che si possono presentare sono: una perdita di equilibrio con vertigini, ma anche una diminuzione sensibile dell’udito solo da un orecchio (detta ipoacusia), sensazione di avere l’orecchio ovattato, sentire un fastidioso rimbombo della propria voce, avvertire acufeni (ronzii), fino al dolore che si irradia alle tempie.

Metodi dell’otorino per pulire le orecchie

In tutti questi casi citati è consigliabile lasciare che sia l’otorino a eseguire una pulizia professionale delle orecchie, specie se è presente un tappo di cerume.
Per prima cosa ispezionerà il condotto uditivo con un otoscopio, lo strumento d’elezione per individuare eventuali corpi estranei e arrivare a visionare la membrana del timpano. È proprio così che l’otorino individua anche la presenza di un tappo di cerume, risultato di una pulizia con cotton fior protratta per anni che ha pressato la secrezione fino a creare uno spessore incompatibile con la normale struttura dell’orecchio.
Ci sono diversi metodi che l’otorino può mettere in atto per pulire le orecchie ed eliminare il tappo di cerume.
Il primo è quello di applicare alcune gocce di ceruminolitiche direttamente nel condotto uditivo. Questo permette di lubrificare e ammorbidire il cerume, che tende a scivolare verso l’esterno dopo qualche minuto, al massimo il mattino seguente.
Può anche versare una minima quantità di acqua portata a una temperatura di circa 37°, che è quella normale del corpo e che avrà un effetto simile a quello delle gocce lubrificanti.
Nel caso questi 2 metodi non abbiano successo, l’otorino può procedere con l’introduzione della curetta nel condotto uditivo. É uno strumento concavo o ricurvo, che serve per estrarre il tappo di cerume con apposite manovre.

Come pulire correttamente le orecchie a casa

Per evitare che si formi il tappo di cerume nelle orecchie o che la struttura dell’orecchio interno venga in qualche modo danneggiata, tutti gli otorini sono d’accordo nello sconsigliare vivamente l’uso dei cotton fioc. A molti potrà sembrare impossibile pensare di lasciare “sporche” le orecchie, ma non è affatto così, perché esistono altri modi altrettanto efficaci per farlo.
I bastoncini non fanno altro che spingere in fondo il cerume, togliendone soltanto una minima parte. La pulizia delle orecchie dovrebbe essere fatta semplicemente con acqua, asciugando l’orecchio con ovatta o con un asciugamano. Le orecchie hanno un meccanismo naturale per cui la pulizia, e quindi l’eliminazione del cerume avviene spontaneamente. Nei casi in cui ci sia un’eccessiva produzione è sempre bene consigliarsi con l’otorino, che potrà dare risposte a un problema comunque facilmente risolvibile.
Periodicamente è consigliabile usare le gocce lubrificanti che non sono invasive e che permettono al cerume in eccesso di scivolare nel condotto uditivo, come sopra descritto, senza più avere problemi.

Non esitare a rivolgerti ai nostri specialisti, ti possiamo consigliare anche per dubbi sulla pulizia delle orecchie.

Cos’è la diplacusia e come si cura

Che cosa si intende per diplacusia

La diplacusia è un disturbo a carico dell’apparato uditivo causato da una lesione in una delle sue componenti, che si manifesta con uno sdoppiamento della percezione dei suoni, soprattutto quelli di elevata intensità.

I sintomi possono interessare un solo orecchio (diplacusia monolaterale) oppure entrambe (diplacusia bilaterale), e derivare da varie cause, tra cui otite mal curata, esposizione troppo intensa a onde sonore o anche ostruzione del condotto uditivo.

La percezione del suono sdoppiato si rivela particolarmente dannosa in quanto il soggetto perde i punti di riferimento della sorgente sonora, non essendo in grado di trasformare le onde acustiche in stimolazioni neuronali.

Questa disfunzione presuppone che i due suoni sdoppiati, differenti per tonalità e timbro, possano venire avvertiti contemporaneamente o in due fasi successive.

Tipologie del disturbo

La diplacusia può essere di diversi tipi:
monoaurale
si verifica quando un unico suono viene percepito come due differenti suoni a livello dello stesso orecchio;
binaurale
rappresenta la forma maggiormente diffusa e consistente in una diversa percezione di un medesimo suono in ambedue le orecchie;
disarmonica
si manifesta quando un suono è nettamente udibile in un orecchio pur avendo una diversa tonalità nell’altro orecchio;
ecotica
insorge quando il suono viene percepito in fasi successive nelle due orecchie, contribuendo all’insorgenza di una eco.

Cause della diplacusia

Il termine “diplacusia” deriva dai vocaboli greci “diplos” che significa “doppio” e “akousis” che indica “udito”. La sensazione di doppia percezione del suono può essere provocata da diverse cause scatenanti.

Esposizione a forti rumori
Quando le onde sonore penetrano all’interno del condotto uditivo, arrivano a stimolare la membrana timpanica, che è in grado di trasformare i suoni in stimolazioni sensoriali, che successivamente vengono trasmesse al centro uditivo encefalico.
Se il timpano viene colpito da suoni troppo forti, il funzionamento dei recettori sensitivi si altera e l’udito può sdoppiarsi.

Otite
In caso di infiammazioni dell’orecchio, come in presenza di otite catarrale, la componente batterica della malattia interviene a modificare il corretto funzionamento dei neuroni uditivi, che non sono più in grado di trasmettere le segnalazioni all’area uditiva del cervello.

Ostruzione del condotto uditivo
Se il condotto uditivo viene ostruito da un corpo estraneo oppure a causa dell’accumulo del cerume, le onde sonore trovano un ostacolo alla loro propagazione verso la membrana timpanica, distorcendo la percezione del suono.

Trauma cranico
Come esito di un trauma cranico possono insorgere differenti conseguenze: da un lato è frequente che sia l’apparato uditivo a rimanere lesionato, mentre d’altro canto può verificarsi un problema neurologico cerebrale a livello dell’area uditiva. In entrambi i casi le conseguenze sono riscontrabili nella qualità della percezione dei suoni.

Come si cura la diplacusia

Un trattamento efficace della diplacusia è strettamente collegato alla natura della sua eziologia: in alcune situazioni si tratta di un fenomeno transitorio che tende a scomparire spontaneamente entro breve tempo.

In altri casi, invece, il problema si cronicizza e richiede soluzioni mirate.
Se la causa è riconducibile a un’ostruzione del canale uditivo è necessario provvedere a liberarlo mediante specifici interventi a opera dello specialista otorinolaringoiatra.

Quando la diplacusia dipende da una forma di otite non risolta è consigliabile affrontare un percorso terapeutico a base di antibiotici ed antinfiammatori.
Qualora questo disturbo provochi un’ipoacusia permanente diventa indispensabile ricorrere a un apparecchio acustico, in grado di correggere in maniera definitiva i problemi di percezione dei suoni.

Gli apparecchi acustici rilevano le onde sonore e le trasformano in impulsi elettrici che, dopo adeguata modulazione, vengono trasmessi al cervello.
I differenti modelli di tali dispositivi si distinguono per forma, dimensione e funzionalità e devono pertanto essere scelti in base alle esigenze personali.

Per la scelta del migliore apparecchio acustico, pensato e adattato alle necessità del paziente, puoi rivolgerti ai nostri audioprotesisti. Prenota subito un controllo per sentire bene.

In casi particolarmente seri può diventare necessario ricorrere agli impianti cocleari, da effettuare presso centri specializzati di assoluta fiducia.

Come funzionano gli apparecchi acustici

Alcune premesse sugli apparecchi acustici

Gli apparecchi acustici sono dispositivi che permettono il recupero parziale o totale dell’udito, limitatamente ai momenti di utilizzo: si prendono in considerazione per importanti ipoacusie, in assenza di miglioramenti in seguito a cure otorinolaringoiatriche, oppure per problemi non risolvibili con un intervento chirurgico.
Questi dispositivi non vanno confusi con gli amplificatori, che limitano le loro prestazioni alle variazioni del volume di ascolto: gli apparecchi acustici definiscono la qualità del suono rispetto alle singole frequenze. Un audioprotesista autorizzato saprà occuparsi della regolazione dei parametri: questo punto è talmente importante da rendere indispensabile un percorso di studi accademico dedicato al settore, con relativi master di specializzazione.

Il funzionamento degli apparecchi acustici

Grazie alla tecnologia odierna si costruiscono apparecchi acustici che lavorano su una vasta gamma di frequenze e d’intensità, paragonabili a veri e propri computers fatti su misura, dove il fenomeno del fischio, derivante da una regolazione fatta male, non si verifica praticamente più.
Capirne il funzionamento parte dalla conoscenza degli elementi di base che accomunano qualsiasi modello: amplificatore, microprocessore, altoparlante, microfoni, batteria. Il suono viene captato dai microfoni e processato dal chip, poi passa all’amplificatore e viene inviato verso l’altoparlante per la trasmissione all’orecchio interno, tramite chiocciola o filo sottile. Qui viene trasformato in impulsi elettrici, pronti per essere riconosciuti e rielaborati dal cervello.
Va da sé che, per garantire una corretta dinamica dell’apparecchio acustico, il paziente ha bisogno di un’accurata visita preliminare, durante la quale si fa un calco dell’orecchio per assicurare comfort e rispetto dell’anatomia. Il dispositivo deve pertanto lavorare secondo le variabili misurate in fase di diagnosi, che si basa su tre tipi di esame: la descrizione di una giornata tipo, i test soggettivi e le prove oggettive.
L’anamnesi definirà il funzionamento dell’apparecchio riguardo le percezioni di voci nel silenzio, nel rumore o in presenza di altre voci, dal momento di alzarsi fino a quando si andrà a dormire.
I test soggettivi consistono in screening come la “prova tonale” ed esami più approfonditi per comprendere quante e quali parole capisce il paziente, mantenendo la stessa intensità, pur simulando diversi contesti sonori (“test vocale”).
A queste verifiche bisogna sommare le prove oggettive, misurazioni che non richiedono una particolare partecipazione del paziente: rientrano in questa casistica il calco dell’orecchio ed il rilevamento del riflesso del soggetto a una determinata frequenza, che definisce la potenza massima sopportabile dall’orecchio e, di conseguenza, il livello di sicurezza del dispositivo. Anche i “test di risonanza” fanno parte di quest’insieme di verifiche e tengono conto delle differenze di percezione tra un orecchio e l’altro.

Apparecchi acustici: cenni tipologie e miglioramento della resa

Per quanto riguarda le tipologie, esiste una classificazione degli apparecchi acustici in base alla collocazione nell’orecchio, in ordine crescente per dimensioni e durata della batteria: interni (“endoauricolari”) e esterni (“retroauricolari”).
Nel primo caso si distinguono i modelli IIC, interamente invisibili, e quelli CIC, che coprono l’intero canale uditivo; al secondo gruppo appartengono i BTE, con elementi tutti collocati nella zona retroauricolare, e i RIC, con altoparlante all’interno del canale uditivo.
Al di là di ciò, valgono alcune raccomandazioni per ottimizzare il funzionamento degli apparecchi: cambiare periodicamente il filtro para-cerume e la batteria, evitando il contatto diretto con le mani e conservando tutto in un luogo asciutto a temperatura ambiente.
Si consiglia di usare i dispositivi per più tempo possibile, in modo da riesercitare il cervello al suono, e abbinarli a una riabilitazione, senza alimentare false aspettative.
Ricordare, infine, che gli apparecchi acustici ad alta tecnologia durano praticamente a vita: si prevederanno degli interventi di manutenzione periodica o straordinaria, con assistenza del fornitore, nell’ipotesi in cui alcuni elementi si deteriorassero o non funzionassero più correttamente.

Come visto, quindi il ruolo dell’audioprotesista è fondamentale in ogni fase per chi necessita di un apparecchio acustico. Per questo motivo è essenziale rivolgersi a dei professionisti: puoi sempre contare sugli esperti audioprotesisti di Progetto Udire. Contattaci per una visita gratuita.