A Roma un ristorante per non udenti: la bellissima storia della sua titolare

È davvero una bella storia quella di Valeria Olivotti, una giovane ragazza non udente dall’età di 3 anni la quale ha aperto a Roma un ristorante per persone sorde.

In un breve video pubblicato online Valeria e la sua mamma raccontano come è nata quest’idea: Valeria, quando usciva con i suoi amici, aveva spesso difficoltà nel farsi capire dai camerieri quando si andava a mangiar fuori.

La madre di Valeria era perfettamente consapevole di questo suo disagio, per questo motivo ha avuto l’intuizione: abbinare la passione per la ristorazione di Valeria a un’idea imprenditoriale unica nel suo genere.

Valeria racconta come un locale come questo riesca davvero a far sentire a casa la persona non udente, e ovviamente tutto è studiato nei più piccoli dettagli per annullare qualsiasi difficoltà di comunicazione.

One Sense, questo il nome del ristorante di Valeria, ha un cameriere non udente; la madre della titolare racconta che al momento in cucina è impiegato del personale che non ha nessun problema uditivo, ma l’obiettivo è quello di includere persone non udenti anche per quel che riguarda questo genere di mansioni.

E le idee non mancano: la madre di Valeria parla anche della possibilità di creare dei corsi e qualsiasi altra attività che possa a rivelarsi utile per dare delle opportunità a chi convive con questo handicap.

Il locale è un successo, e al di là di questo stupisce molto positivamente la grinta e la determinazione dimostrata da Valeria.

La titolare di One Sense racconta che ai tempi della scuola veniva presa in giro dai compagni per via del suo modo di parlare, e oltre a questi episodi di bullismo ha dovuto scontrarsi, da più grande, con tante piccole difficoltà.

“Una sfida grande, ma io sono stata più grande della sfida”: così si esprime Valeria Olivotti, che ha davvero grinta da vendere.

Sul suo fisico pieno di tatuaggi ne campeggia uno particolarmente significativo, una scritta che recita: “La sordità è un dono della mia personalità”, un pensiero davvero emblematico di come Valeria abbia affrontato il suo handicap trovando quella voglia e quella determinazione che magari, altrimenti, non avrebbe avuto.

Valeria afferma che non le piace affatto escludere le persone, e che proprio per questo ha voluto creare un locale in cui le persone non udenti potessero essere tranquille al 100%, senza alcun rischio di trovare delle difficoltà o di sentirsi isolate.

La mamma di Valeria afferma che questo progetto ha reso Valeria una persona realizzata, e a giudicare dalle sue parole, dal suo sorriso e dalla sua sicurezza, non può che essere così!

Invalidità e sordità: quello che c’è da sapere

La sordità può assolutamente essere causa di invalidità, ma cosa c’è da sapere a riguardo?

Anzitutto è utile sottolineare che con il termine “invalidità” si fa riferimento ad una menomazione di qualsiasi tipologia, dunque fisica, sensoriale o psichica, tale da rendere difficoltoso lo svolgimento di una serie di attività.

La persona invalida, per via del suo problema di salute, potrebbe subire discriminazioni in molti diversi ambiti, in primis sul lavoro, proprio per questo sono previste una serie di tutele specifiche.

All’invalidità è correlata una percentuale la quale indica appunto a che livello le problematiche che contraddistinguono la persona possono minarne il corretto inserimento nella società e nel mondo del lavoro; le tutele previste dallo Stato, ovviamente, crescono in relazione all’ammontare dell’invalidità e divengono massime nei casi di invalidità al 100%.

Per quanto riguarda la sordità, la previdenza italiana specifica che affinché un caso possa essere riconosciuto come tale, il difetto uditivo deve aver interferito con le normali capacità di apprendimento e di comunicazione della persona, e proprio a tal riguardo si rende necessario l’utilizzo di un’apposita protesi.

Anche l’età evolutiva è un parametro che viene tenuto in considerazione, e a tale riguardo rappresenta sicuramente un’età molto importante il compimento del dodicesimo anno: l’INPS fa infatti riferimento agli accertamenti clinici eseguiti prima di tale età per verificare l’evolversi del problema uditivo.

La sordità comporta senza dubbio una condizione di disabilità nella persona che ne è interessata, mentre per quanto riguarda l’invalidità civile, ovvero appunto l’handicap correlato alla difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro, bisogna considerare il dato percentuale del singolo caso.

La previdenza considera, a tale riguardo, le caratteristiche della patologia alla base della sordità.

Laddove la sordità sia dovuta a un’otite media cronica viene riconosciuta un’invalidità dell’11% se monolaterale e del 20% se bilaterale, qualora sia dovuta a infiammazione cronica, invece, l’invalidità riconosciuta è del 6% se monolaterale e del 10% se bilaterale.

Per una perdita d’udito compresa tra 0 e 275 DB la percentuale è variabile, da 0 a 59%, per una quantità di DB superiore viene invece riconosciuta un’invalidità del 65%.

Nei casi di sordità grave l’INPS riconosce una percentuale d’invalidità dell’80%, mentre per altre patologie differenti da quelle menzionate le percentuali oscillano dall’11% al 40%.

Per quanto riguarda il riconoscimento della disabilità, per una perdita d’udito pari o superiore a 75 DB è riconosciuto un assegno di assistenza proporzionale al reddito, e in tali casi l’importo massimo mensile di erogazione nel 2017 è stato di 279,47 euro.

Nel caso in cui la perdita d’udito sia pari o superiore a 75 DB laddove si siano compiuti i 12 anni di età, ma la patologia sia stata accertata precedentemente, oppure qualora sia pari o superiore a 60 DB laddove non si si ancora compiuto il dodicesimo anno d’età, l’indennità prevista è di 255,79 euro mensili.

Come detto in precedenza, le vigenti normative prevedono tutele differenti in relazione alla percentuale di invalidità riconosciuta.

Chi è interessato da sordità con una percentuale inferiore al 33% ha diritto a deduzioni e detrazioni fiscali; tali soggetti possono essere considerati disabili, ma non invalidi civili.

Nei casi di sordità compresa tra il 34% e il 65% è possibile ottenere le protesi, si può rientrare nelle categorie protette, e ciò rende più agevole l’accesso al mondo del lavoro in virtù delle leggi vigenti, inoltre si può essere esonerati dal pagamento del ticket sanitario e si può usufruire di specifici congedi correlati a delle cure.

Nei casi di sordità pari all’80%, ovvero quelli più gravi, si può ottenere l’assegno mensile e se alla sordità siano associati altri handicap tali da rendere la persona totalmente inabile, l’INPS riconosce la pensione.

Gotta e ipoacusia: una ricerca mette in evidenza un possibile legame

Le persone anziane interessate da gotta sono maggiormente esposte al rischio di sviluppare problemi di ipoacusia: è questo ciò che è emerso in uno studio pubblicato su BMJ Open, un “allarme” che dovrebbe fungere da stimolo nell’intensificare gli studi scientifici riguardanti tale correlazione.

La gotta comporta il manifestarsi di iperuricemia e di cristalli di acido urico in associazione all’infiammazione e allo stress ossidativo che contraddistingue la patogenesi dell’ipoacusia.

Lo studio ha considerato come campione il 5% di tutti i richiedenti rimborso per prestazioni sanitarie negli Stati Uniti, la nazione in cui la ricerca è stata condotta, di età superiore ai 65 anni e nel lasso di tempo compreso tra il 2006 e il 2012.

Nello specifico, si sono analizzate le cartelle cliniche di oltre 1,7 milioni di pazienti dall’età media di 75,3 anni; il 42,2% del campione è risultato costituito da uomini, mentre l’86,1% del medesimo ha riguardato l’etnia caucasica.

Specifiche analisi statistiche hanno messo in evidenza il fatto che i pazienti interessati da gotta hanno una possibilità più elevata, rispetto alla media, di sviluppare delle condizioni di ipoacusia.

Un grande punto di forza di questa ricerca è rappresentato senza alcun dubbio dall’ampiezza del campione, la quale lascia ben poco spazio a dubbi, quanto ai limiti invece gli stessi ricercatori riconoscono alcune pecche quali la limitata generalizzabilità dei dati.

Gli studiosi che hanno condotto la ricerca hanno evidenziato il fatto che questo è il primo studio in cui vengono messe in relazione l’ipoacusia e la gotta, proprio per questa ragione quanto emerso è assolutamente meritevole di approfondimento.

Acufeni: attenuare il disagio tramite uno specifico counseling psicologico

Gli acufeni sono un difetto uditivo estremamente diffuso il quale consiste sostanzialmente nella percezione, costante e fastidiosa, di fischi e ronzii.

Si badi bene che tali suoni vengono percepiti anche laddove non vi sia alcun rumore, per questo motivo chi è interessato dal problema ne convive in modo pressoché costante.

Ovviamente gli acufeni possono presentarsi in molte modalità differenti: in alcuni casi sono appena percettibili, in altri invece sono così accentuati da poter essere considerati un elemento invalidante.

Chiedersi in che modo fronteggiare gli acufeni è molto interessante in quanto, dal punto di vista terapeutico, ad oggi non vi sono delle soluzioni in grado di garantire la totale cancellazione del difetto uditivo.

A tal riguardo si segnala quanto emerso da uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università britannica di Bath, i quali hanno preso in analisi 182 pazienti interessati da acufeni cronici o dolorosi.

Per queste persone è stata prevista una terapia fondata esclusivamente su un approccio psicologico, la quale è riuscita a ridurre il disagio correlato all’acufene in oltre il 50% dei casi.

Il Dott. Giovanni Colombo, responsabile di otorinolaringoiatria dell’ospedale Humanitas, si è espresso a riguardo, sottolineando come la terapia cognitiva possa effettivamente rivelarsi una soluzione valida.

Il Dott. Colombo evidenzia il fatto che ad oggi, purtroppo, non vi è certezza circa l’efficacia di medicinali, integratori e rimedi omeopatici, proprio per questo motivo specifici approcci psicoeducativi e di stimolazione acustica possono essere molto utili per attenuare la sensazione di disagio correlata alla presenza degli acufeni.

Meeting Salute: di cosa si è parlato nell’evento organizzato da Cochlear Italia

In occasione del Meeting Salute di Rimini organizzato da Cochlear Italia si è parlato di sordità, e sono diversi i professionisti che si sono espressi a tale riguardo.

Anzitutto si può sottolineare un dato: ogni anno in Italia vengono applicati su pazienti con difetti uditivi 390.000 apparecchi acustici e 1.200 protesi cocleari, delle cifre che potrebbero sembrare cospicue, ma che sono in realtà esigue.

Si stima infatti che nell’intera nazione siano circa 8 milioni i pazienti che necessitano di correzioni uditive, tuttavia tantissime persone purtroppo trascurano il problema e non si curano.

Le ragioni di questa tendenza decisamente controproducente sono molto numerose: molte persone rinunciano ad intraprendere delle cure mirate perché provano imbarazzo, altre si sentirebbero a disagio nell’utilizzare dei dispositivi specifici, altre ancora credono erroneamente che i difetti dell’udito siano inesorabili e che vadano accettati con rassegnazione.

Atteggiamenti simili sono profondamente sbagliati, soprattutto se si considera che oggi vi sono tante nuove opportunità grazie a cui è possibile fronteggiare i difetti dell’udito in modo efficace, pratico e discreto.

Se si considera che i difetti della vista, giustamente, sono fronteggiati in modo ottimale in molti diversi modi, anche indossando elementi decisamente vistosi quali gli occhiali, davvero non si riesce a capire perché non venga riservata altrettanta attenzione all’udito e perché indossare dei dispositivi piccoli e discreti sia considerata fonte di imbarazzo.

A tale riguardo si esprime il Dott. Alessandro Castiglione dell’Università degli Studi di Padova, il quale pone in evidenza il fatto che spesso è anche la comunità scientifica a considerare l’ipoacusia come un problema meno rilevante rispetto a quelli uditivi, e questo ovviamente non è un qualcosa di positivo.

Molto netto è anche il parere del Prof. Gaetano Paludetti del Policlinico Gemelli di Roma, il quale sottolinea appunto che circa la correzione dei difetti uditivi vige ancora una certa inibizione socio-culturale che, come detto in precedenza, risulta ancora più assurda laddove la si rapporti alla correzione della vista, che al contrario è socialmente considerata del tutto “normale”.

Il Prof. Vincenzo Vincenti della Clinica Universitaria di Parma sottolinea il fatto che oggi le opportunità di contrastare ipoacusie lievi, medie o severe sono davvero tantissime, grazie ai numerosi progressi che si sono registrati negli ultimi tempi in questo settore, tuttavia occorrerebbe appunto una maggiore volontà da parte del paziente.

Il Prof. Domenico Cuda dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza si è soffermato invece sull’importanza di prevenire e curare con massima attenzione la sordità in età pediatrica: anche i casi più gravi possono oggi essere fronteggiati in maniera efficace tramite l’impiego di impianti cocleari di qualità.

Alimentazione e benessere uditivo: la dieta mediterranea è il top

Alimentarsi in modo corretto fa bene alla salute, questo è noto, è più raro tuttavia che determinate abitudini alimentari vengano messe in relazione al benessere uditivo.

Secondo uno studio compiuto da un team di ricercatori della Harvard Medical School di Boston la dieta mediterranea, diffusissima in Italia, sarebbe un toccasana per il mantenimento di un buon udito.

Lo studio in questione ha considerato un campione di 80.000 donne in età compresa tra i 25 e i 42 anni e ha messo in relazione le condizioni uditive della persona con le abitudini alimentari dichiarate.

I ricercatori hanno distinto 3 diverse tipologie di diete, ovvero dieta mediterranea, dieta per contrastare l’ipertensione e la cosiddetta Alternative Healthy Eating Index.

Il dato relativo alle donne che hanno dichiarato di seguire i principi della dieta mediterranea è molto rilevante, in quanto nelle medesime si è riscontrata una probabilità che possano verificarsi dei problemi uditivi inferiore del 30%; la riduzione del rischio si è invece rivelata leggermente inferiore per quanto riguarda le donne che seguono una dieta mirata al contrasto dell’ipertensione, essendo risultata pari al 29%.

Circa la dieta Alternative Healthy Eating Index, invece, non è stata rilevata alcuna differenza statistica, segno evidente del fatto che la dieta mediterranea e la dieta contro l’ipertensione (in particolar modo la prima) hanno risvolti molto positivi sul benessere dell’udito.

La coordinatrice di questo studio, ovvero la dottoressa Sharon Curhan, ha dunque sottolineato il fatto che le abitudini alimentari possono avere dei risvolti sulla condizione uditiva, è dunque un errore credere che la perdita dell’udito sia correlata esclusivamente all’invecchiamento.

Può essere riconosciuta l’invalidità per via degli acufeni? Come è necessario procedere?

Può essere riconosciuta l’invalidità per via degli acufeni? Cerchiamo di rispondere a questa domanda in modo esauriente ricordando anzitutto che cosa sono gli acufeni.

Gli acufeni sono un problema acustico estremamente diffuso, soprattutto tra le fasce di popolazione più anziane, e consistono sostanzialmente nella percezione costante di fastidiosi ronzii.

Questi rumori, lievi ma continui, sono percepiti anche laddove nei dintorni vi sia un perfetto silenzio, per questo motivo tale condizione arreca non poco disagio.

Purtroppo ad oggi non esistono delle vere e proprie cure contro gli acufeni, ma solo delle soluzioni volte ad attenuare la loro percezione; ovviamente si auspica che il mondo dell’acustica possa compiere dei progressi a tale riguardo e possa consentire di risolvere questo problema con la dovuta efficacia.

Se ci si chiede se la persona interessata da acufeni può essere ufficialmente riconosciuta come invalida, c’è da fare alcune precisazioni.

L’invalidità civile è quella che riguarda soggetti la cui capacità lavorativa risulta inferiore rispetto agli altri, è evidente dunque che si sta facendo riferimento a persone in età lavorativa.

Parallelamente al discorso professionale, si parla di invalidità civile quando la persona non riesce a svolgere quelle attività tipiche della fascia d’età di appartenenza.

Ovviamente ottenere il riconoscimento di invalidità civile consente alla persona di usufruire di una serie di tutele: se viene dichiarata invalida per una percentuale compresa tra il 74% e il 99% le viene riconosciuto un assegno di invalidità, il quale è comunque rapportato alla sua condizione economica, allo stesso modo il soggetto invalido può usufruire di esenzioni totali o parziali nella fruizione di servizi medici o nell’acquisto di specifici dispositivi.

Altre agevolazioni riguardano le elevate possibilità di assunzione, dovute al fatto che la legge impone alle aziende di assumere un soggetto invalido in rapporto a un determinato numero di dipendenti, la possibilità di vedersi assegnata una casa popolare, senza tralasciare le agevolazioni liberamente proposte da alcune società, come ad esempio quelle di telefonia per quel che riguarda i propri abbonamenti.

Se ci si chiede se un acufene è o meno un problema invalidante è impossibile rispondere in modo univoco, dal momento che questo difetto uditivo può presentarsi, come si può immaginare, in modalità molto differenti.

Si parla di acufeni laddove la persona percepisca un ronzio estremamente lieve, allo stesso modo sono acufeni delle sensazioni uditive ben più nitide le quali arrivano a incidere in modo determinante sulla complessiva condizione di benessere della persona.

Il livello di gravità degli acufeni deve dunque essere valutato, per questo motivo è necessario distinguere caso per caso.

Nel caso in cui si dimostri che la persona è interessata da acufeni, sia subcontinui che permanenti, contraddistinti da una forte intensità e insorti da oltre 3 anni, la legge stabilisce che venga riconosciuta un’invalidità pari al 2%.

Laddove si dovesse effettivamente riscontrare la presenza di tale disturbo, dunque, il livello di invalidità riconosciuto è esiguo, tuttavia la percentuale indicata non è da considerarsi fissa in senso stretto: può accadere infatti che gli acufeni implichino l’insorgere di altre problematiche, come possono essere ad esempio stati ansiosi o depressivi, in casi simili può essere riconosciuta un’invalidità ben più consistente a livello percentuale.

Che iter è necessario seguire per vedersi riconosciuto lo stato di invalidità civile?

Anzitutto è necessario che, laddove si ritenga di essere interessati da acufeni in un modo tale da compromettere in modo importante le proprie capacità, si richieda al medico di famiglia la compilazione del certificato medico introduttivo.

In questo modo si rivolge in modo ufficiale la richiesta di valutazione del singolo caso all’INPS, e i tempi non sono brevi: prima che la visita possa essere effettuata, infatti, è di norma necessario attendere alcuni mesi.

Spetta quindi al medico dell’INPS valutare in modo del tutto obiettivo il caso, quindi verificare se l’acufene è invalidante e che tipo di invalidità comporta.

Nel caso in cui l’invalidità non venga riconosciuta, oppure qualora sia riconosciuta un’invalidità inferiore rispetto a quella che si ritiene essere corretta, è possibile presentare ricorso in tribunale entro 6 mesi dalla notifica in cui viene comunicato l’esito della visita.

Laddove il giudizio sia nuovamente negativo è possibile percorrere un’ulteriore strada, ovvero procedere in un lasso di tempo di 30 giorni a un ricorso di merito in cui si contesta l’esito della visita e in cui se ne richiede una nuova.

Sarà quindi in ultima istanza il tribunale a stabilire se sussiste un caso di invalidità e, in caso affermativo, in quale percentuale.

Il brand Starkey presenta la nuova tecnologia Avvolgenza Acuity

Gli apparecchi uditivi si stanno rendendo protagonisti, negli ultimi tempi, di miglioramenti davvero notevoli.

Da questo punto di vista si sta rivelando decisivo un particolare approccio, quello che prevede che il tipo di suono che viene percepito dalla persona che utilizza la protesi sia rapportato alle caratteristiche del contesto.

Proprio in tale direzione si sta muovendo Starkey, azienda molto importante nel settore, la quale ha presentato l’innovativa tecnologia Avvolgenza Acuity.

Avvolgenza Acuity corrisponde sostanzialmente a un algoritmo che elabora i suoi captati dai microfoni del dispositivo affinché possano essere percepiti dalla persona nel modo più profondo e naturale possibile.

Tale metodologia sarebbe utilissima per fare in modo che chi è interessato da ipoacusia riesca a riconnettersi in modo più efficace con il mondo esterno, divenendone più coinvolto.

Altra ottima caratteristica di queste moderne tecnologie di Starkey corrisponde agli indicatori vocali per programmi d’ascolto: in passato infatti le indicazioni numeriche rendevano più difficile, per la persona, ricordare le caratteristiche dei programmi da utilizzare nelle varie occasioni, con questa novità invece la descrizione testuale scongiura questo problema.

Molto interessanti sono inoltre le modalità attraverso cui si possono gestire i dispositivi in questione: l’utente può infatti scegliere tra l’utilizzo di apposti telecomandi e di App da scaricare su smartphone o altri dispositivi mobili.

Ancora una volta, dunque, Starkey si conferma una realtà importante e fortemente propensa all’innovazione.

Contrastare la perdita dell’udito: in arrivo una App tutta italiana

Mantenere un buon udito fronteggiando così i problemi uditivi che possono venire a presentarsi in corrispondenza dell’invecchiamento potrebbe essere presto possibile attraverso l’utilizzo di una semplice applicazione, una novità tecnologica tutta italiana.

Stefano di Girolamo, responsabile dell’unità di otorinolaringoiatria del Policlinico Tor Vergata di Roma, ha presentato questa nuova App su cui sta lavorando assieme al suo team, la cui peculiarità principale è quella di regolare l’emissione del suono in relazione al contesto rendendolo così quanto più naturale possibile.

L’applicazione consentirebbe infatti alla persona che fruisce della correzione acustica di scegliere tra ascolto selettivo, ovvero quello che può contraddistinguere un contesto ricco di suoni in cui il cervello deve essere in grado di selezionare i suoni di interesse, e colloquio “tu per tu”, quindi quello in cui non vi sono altri rumori in grado di interferire sulla percezione del suono rilevante.

L’applicazione in questione è dunque in grado di immagazzinare i dati acustici facendo in modo che il dispositivo funzioni in modo personalizzato, e proprio per tale ragione si è parlato, circa tale innovazione, di “autoapprendimento”.

Non è mai superfluo sottolineare il fatto che la correzione dell’udito è davvero importantissima per la qualità della vita di una persona, e troppe volte purtroppo questo problema viene considerato “di serie B”: sebbene l’udito sia assolutamente cruciale, in tantissime occasioni eventuali difetti non vengono corretti con la medesima tempestività e precisione con cui si pone rimedio a dei difetti visivi.

Diverse ricerche hanno inoltre dimostrato in modo inequivocabile il fatto che le persone che godono di un buon udito riescono a conservare in modo molto più efficace la loro lucidità mentale, e questo è ovviamente un aspetto importantissimo per la fascia d’età più anziana.

Si è spesso creduto che deficit cognitivi comportino una perdita dell’udito, in realtà è stato dimostrato il contrario, ovvero le difficoltà uditive implicano un declino cognitivo molto più rapido.

Il Dottor Stefano di Girolamo ha peraltro annunciato che dal prossimo anno l’ateneo romano di cui fa parte attiverà un corso di perfezionamento dedicato agli audioprotesisti, un settore che, sulla base dei dati occupazionali presentati da Almalaurea, è in grado di garantire delle opportunità professionali molto concrete.

Acufeni: è possibile ottenere lo status di invalidità per questo difetto uditivo?

Gli acufeni sono dei fastidi uditivi piuttosto consueti che non devono essere sottovalutati: si tratta di ronzii e lievi rumori di sottofondo che vengono percepiti in modo continuo, anche laddove nei dintorni non ci sia nessuna fonte di rumore.

In alcuni casi gli acufeni sono molto lievi e non influiscono in modo decisivo sulla qualità della vita della persona che ne è interessata, in altri purtroppo sono i loro risvolti sono ben più importanti.

Al di là del fatto che la percezione di tali rumori sia senza dubbio fastidiosa, va sottolineato che essi possono anche comportare ulteriori problematiche, come ad esempi degli stati di ansia o di depressione.

Se ci si chiede se gli acufeni possono essere causa di invalidità, la risposta è affermativa: questo problema uditivo può essere invalidante e di conseguenza è possibile che lo stato di invalidità venga ufficialmente riconosciuto, con tutto ciò che ne deriva.

Da questo punto di vista è utile ricordare cosa si intende per invalidità civile: l’invalidità civile è una condizione che rende difficoltoso, per la persona, svolgere un’attività lavorativa in relazione alle capacità tipiche della sua età.

Alla luce di questo è dunque evidente che il concetto di invalidità fa riferimento all’età “da lavoro”, ovvero da 18 anni fino a 65 anni e 7 mesi.

In casi simili l’invalidità può essere ottenuta solo laddove si sia interessati da acufeni “permanenti e subcontinui” insorti da oltre 3 anni.

Il riconoscimento dell’invalidità dovuta ad acufeni, bisogna sottolinearlo, non è cosa semplice, anzi la medesima viene riconosciuta appena nel 2% dei casi; affinché ciò possa avvenire è in genere necessario che agli acufeni siano associate delle altre patologie, ad esempio inerenti la sfera psichica.

Spetta alla persona dimostrare che l’acufene riesce effettivamente a ridurre le sue capacità lavorative di almeno un terzo, oppure che gli comporti serie difficoltà nel compimenti di semplici gesti quotidiani.

Affinché la commissione possa valutare a dovere la condizione del paziente, ovviamente, è fondamentale produrre tutta la documentazione medica del caso.