La rischiosa correlazione tra problemi di udito e declino cognitivo

Diversi studi dimostrano come le persone affette da ipoacusia, 360 milioni nel mondo, presentino un rischio maggiore di difficoltà cognitive, con possibile degenerazione in demenza.

L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, da tempo ha istituito la giornata internazionale dell’udito. Un’importante proposta di sensibilizzazione alla prevenzione della sordità e ai problemi di udito che si celebra il 3 marzo tutti gli anni. Tra le ragioni di questa ricorrenza il legame dimostrato tra il rischio per la salute cognitiva e la diminuzione della capacità uditiva. Un problema dell’udito trascurato può infatti compromettere le capacità mentali fino alla demenza precoce.

I numeri di diverse ricerche spiegano l’entità del fenomeno: secondo l’OMS ci sono 360 milioni di persone nel mondo che presentano una diminuzione della capacità uditiva. I dati riportano, in particolare, 7 milioni di ipoacusici in Italia. Secondo le stime questa cifra tenderà a raddoppiare nel giro di trent’anni. Sono soprattutto le persone ultrasettantenni ad avere perdite di udito tra lievi e acute: lo studio della National Health and Nutrition Examination Survey rivela che negli Stati Uniti si tratta di più della metà degli over 70 e oltre l’80% degli ottantenni.

Il legame tra ipoacusia e declino cognitivo si dimostra con studi specifici, su soggetti adulti.

L’associazione tra problemi all’udito trascurati e rischio di diminuzione delle capacità cognitive è provata da studi recenti. Gli stessi parlano anche di pericolo di depressione, problemi cardiovascolari e cadute più probabili. Una ricerca sulla rivista JAMA, effettuata su 154414 individui adulti, dimostra come chi presenti problemi uditivi abbia un rischio maggiore del 50% di raggiungere la demenza. La percentuale è del 40% per lo sviluppo di depressione. Si parla inoltre di tempi brevi, circa 5 anni. Un ulteriore studio conferma la possibilità per gli affetti da ipoacusia di degenza più lunga in ospedale, necessità di frequenti visite al pronto soccorso e riospedalizzazioni.

Una ricerca del 2017 per la conferenza internazionale dell’Alzheimer’s Association, condotta su 72 soggetti in quattro anni, ha dimostrato maggiori problemi di elaborazione delle nuove informazioni e nella flessibilità del pensiero in presenza di ipoacusia. Questi individui presentavano inoltre una possibilità tre volte aumentata di sviluppare un declino cognitivo lieve, che può evolvere in Alzheimer. Gli studi proseguono per individuare la percentuale di inferenza dell’ipoacusia nel peggioramento cognitivo. È comunque evidente come la prevenzione e la cura della salute dell’udito siano fondamentali.

Consigli per chi viaggia con l’apparecchio acustico

Viaggiare è un piacere e perché resti tale si deve evitare qualunque tipo di stress o disagio che renda il viaggio sgradevole per coloro che hanno problemi di udito. Se si intende andare in vacanza in una località turistica per cui è necessario prendere l’aereo ad esempio, basterà seguire alcuni accorgimenti per far sì che la vacanza inizi proprio dal godersi il viaggio.

Consigli per viaggiare:

In aereo

In caso non si abbiano particolari necessità ed esigenze non è necessario informare l’hostess delle difficoltà di udito, lo stesso vale nel caso in cui si viaggi in compagnia di altre persone. Se invece si ritiene che sia indispensabile l’assistenza del personale di bordo, è consigliabile avvertire prima dell’inizio del viaggio la compagnia aerea in modo da essere aiutati secondo le proprie necessità. Ad esempio si può richiedere aiuto durante il check in oppure nelle operazioni di imbarco e durante il volo.
Durante il check in si deve esprimere chiaramente la propria esigenza parlandone con l’hostess di terra richiedendo un posto che non sia in prossimità delle uscite di emergenza. Questo perché durante le emergenze le assistenti di bordo si devono affidare all’aiuto di chi è seduto in quei posti.
Una volta preso il volo non ci si deve fare alcun problema a dire alle hostess di volo come farsi comprendere meglio. Se è più semplice comprendere le parole quando si guarda la persona che sta parlando ad esempio, oppure se si preferisce un tono di voce un po’ più elevato o parole scandite. Queste indicazioni sono di aiuto al personale di bordo per poter assistere al meglio il passeggero proprio come fanno con tutti gli altri a bordo dell’aeromobile.

Controlli di sicurezza all’aeroporto

L’apparecchio acustico può essere portato tranquillamente durante il controllo aeroportuale senza doverlo togliere. Se si teme di perderlo o danneggiarlo in viaggio vi sono apposite assicurazioni da stipulare per eventuali risarcimenti a danno dell’apparecchio acustico durante la vacanza.

Durante il volo

Non è necessario spegnere l’apparecchio acustico durante il volo come si fa per i dispositivi elettronici. Questi possono essere indossati e accesi. Molte compagnie aeree hanno un sistema audio fornito di cuffie per le comunicazioni di bordo e l’utilizzo dei media, in caso si preferisca portare le proprie cuffie è importante non dimenticare l’adattatore adeguato.

Apparecchio pulito, vacanze perfette

Se le batterie si scaricano gli apparecchi acustici non si possono utilizzare, ricordarsi sempre di portare con sé le batterie di scorta in modo da non restare mai senza. In questo modo la vacanza sarà un piacere e si potranno conoscere persone nuove intavolando interessanti dialoghi durante il volo con i vicini di posto.
La pulizia dell’apparecchio acustico è un altro punto essenziale per il suo perfetto funzionamento, perciò è importante ricordare di tenere a portata di mano uno spray detergente o le apposite capsule disidratanti per conservare l’apparecchio in perfetto stato

In crociera

Prima di imbarcarsi per una crociera ma anche per una semplice traversata in traghetto, si può avvertire la compagnia di navigazione delle proprie difficoltà di udito. Inoltre si può richiedere assistenza ove lo si ritenga necessario, sia durante l’imbarco che in seguito alla partenza in caso si abbiano particolari necessità.
Si può inoltre informare gli assistenti di bordo delle difficoltà di udito e specificare le corrette modalità per comunicare agevolmente. Un tono di voce più alto o semplicemente la posizione frontale all’interlocutore per comprendere meglio le parole. Piccoli dettagli che aiutano il personale di bordo a fornire una migliore assistenza e consentono al viaggiatore di effettuare la traversata senza ansia o stress.

Sicurezza all’imbarco e durante la navigazione

I portatori di apparecchi acustici non sono tenuti a toglierlo e non viene loro richiesto di farlo. Potranno quindi salire a bordo della nave senza alcun problema creato dall’apparecchio stesso. Naturalmente anche durante la navigazione l’apparecchio potrà essere tranquillamente indossato.

Cose da ricordare:

In ogni vacanza è necessario non dimenticare le batterie di ricambio per l’apparecchio acustico e i prodotti da utilizzare per la pulizia e conservazione del dispositivo. In nave è necessario assicurarsi che l’apparecchio sia ben fissato all’orecchio prima di sporgersi dall’imbarcazione facendo attenzione che questo non cada in mare.

Come scegliere un apparecchio acustico

L’importanza di un buon udito

Tra i disturbi più invalidanti ma al contempo più sottovalutati vi sono sicuramente le disfunzioni uditive. Sebbene per la maggior parte dei casi affliggano le persone di una certa età, non meno frequenti sono i casi di giovani con gravi difetto dell’udito.
Purtroppo la carenza di cultura in questo campo porta a sottovalutarne la gravità sia a livello sociale che lavorativo. Ancora oggi non sentirci bene è da molti considerata come una vergogna, ma può lasciare strascichi fisici e morali molto importanti e di difficile rimedio.
La riduzione della capacità uditiva può avere diverse cause che vanno dal naturale decadimento dell’efficenza dell’apparato uditivo, all’eccessiva esposizione a fonti di rumore senza le dovute protezioni. Ma non trascurate, escluse alcune malattie che colpiscono questo apparato o che seppur interessando principalmente altre parti del corpo, se non ben curate, possono lasciare seri danni anche al nostro udito.
Quindi per poter risolvere il problema di udito bisogna compiere due passi fondamentali. Il primo è prendere consapevolezza che si ha un problema e che se non si interviene per tempo questo può portare delle conseguenze a volte irreparabili. Il secondo è che non bisogna avere vergogna della propria situazione e quindi rivolgersi subito a uno specialista che possa indirizzare verso la soluzione migliore. Questa può essere rappresentata da una cura o dall’utilizzo di un apparato acustico o da entrambi.

I dottori dell’udito

Le figure alle quali rivolgersi sono tre:
l’otorinolaringoiatra che è un dottore specializzato nelle malattie di orecchio, gola e naso e che può effettuare diagnosi, prescrivere medicine e compiere interventi chirurgici. Opera spesso in ospedale o in strutture private.
Vi è poi lo specialista in apparecchi acustici che è sempre un medico ma è specializzato nel consigliare e individuare l’apparecchio acustico più adatto alle esigenze del suo paziente potendo svolgere i test necessari.
Infine abbiamo l’audiologo o audioprotesista che è un laureato in audiologia e presta la sua assistenza a chi utilizza un apparecchio per la correzione dell’udito. Svolge la sua professione sia negli ospedali che nei centri per l’udito o presso i rivenditori di apparecchi acustici.

 

Come scegliere un apparecchio acustico: gli stili di vita

Individuato il medico a cui rivolgersi e stabilito il tipo di difetto, se per risolverlo bisogna affidarsi a un apparato acustico si deve cercare di individuare la tipologia migliore.
Il mercato oggi per fortuna offre una vasta gamma di soluzioni che variano per tipologia di costruzione, dimensione, prezzo e funzioni. Quale scegliere diventa quindi abbastanza difficile. Ma un consiglio che possiamo dare è quello di partire dal proprio stile di vita. A ogni stile corrisponde una tecnologia, una dimensione e un prodotto che meglio vi si adatta.
Chi svolge regolarmente attività sportive, magari all’aperto, avrà esigenze diverse da chi passa più tempo in casa o al lavoro e ha bisogno di comprendere bene chi gli parla o vuole solo seguire in tranquillità un film.
Da non trascurare in ogni caso è la gravità del disturbo da correggere. Più questa aumenta, maggiori saranno le capacità richieste all’apparecchio e di conseguenza diverse saranno anche le dimensioni e/o il suo prezzo.

 

La fascia di prezzo

Veniamo infatti ora al costo da sopportare per potersi dotare di un apparecchio acustico. Anche in questo caso le soluzioni ormai sono diventate tantissime. L’impegno economico varia in funzione della tecnologia, della dimensione e della durata della batteria. Anche questo aspetto va attentamente valutato considerando che in questo caso più che mai la qualità deve essere sempre privilegiata rispetto all’economicità. A maggior ragione grazie alla possibilità che praticamente tutti i rivenditori oggi offrono di poter finanziare in comode rate dall’importo assolutamente contenuto l’investimento economico. Così poter ritornare ad avere una vita piena e soddisfacente potrebbe non essere così difficile e dispendioso.

In tutto questo processo di scelta ci sembra abbastanza chiaro che la figura centrale sia l’esperto a cui si decide di affidarsi. Che sia un otorinolaringoiatra o un audiologo, la sua preparazione e professionalità sono alla base di una scelta appropriata che possa definitivamente risolvere il problema con un esborso economico in linea con le proprie possibilità.

Apparecchio acustico: ecco perché il supporto dei parenti è importante

Indossare un apparecchio acustico, si sa, non è mai facile. Anche perché i problemi all’udito potrebbero comunque manifestarsi provocando un grande disagio non solo alla persona stessa, che ne soffre sotto il profilo psicologico, ma persino ai suoi parenti più vicini. Le solite domande alla “Scusate, ma che ha detto?”, difatti, possono far presto arrabbiare portando anche i parenti più stretti a diventare maggiormente aggressivi laddove bisogna sempre mantenere una certa calma e comprensività. Eppure bisogna capire che quella di perdita dell’udito è una fase molto delicata, in cui il supporto di clienti diventa di fondamentale importanza. La persona stessa attraversa quella che è una fase particolarmente importante della sua vita; una fase in cui bisogna essere pazienti, poiché i suoni scompaiono gradualmente, quasi come se non ci fosse alcun problema. L’apparecchio acustico stesso, inoltre, è uno di quei dispositivi che, pur aiutano ad ascoltare e sentire vari rumori in una maniera più intensa, non evita i diversi problemi psicologici che si possono facilmente incontrare quando si hanno dei seri danni all’udito. Senza dimenticarsi, poi, di tutto quello che accade in un ambiente pieno di persone, quando le voci sonno così tante che l’apparecchio acustico potrebbe persino andare in tilt causando una serie di problemi alla persona. Problemi che devono essere comunque risolti, se non si vuole danneggiare, talvolta anche più del previsto, la persona stessa…

Il ruolo dei parenti: ecco come possono aiutare

Ed è proprio qui che arriva il turno dei parenti della stessa, i quali devono offrire il loro massimo supporto laddove l’apparecchio acustico non riesce a decifrare i suoni in maniera chiara e lucida. Il supporto, però, non è solo quello fisico e non consiste nella sola decifrazione dei suoi, ma anche quello psicologico. Si tratta di un aspetto che, spesso e volentieri, viene tralasciato sebbene i problemi derivanti dallo stesso sono comunque terribilmente tanti. A iniziare dalle relazioni con i propri famigliari, per finire con quelle delle altre persone, coloro che portano un apparecchio uditivo vanno spesso incontro a mille difficoltà e altrettanti problemi. I parenti più stretti di queste persone devono avere la calma necessaria per imparare un metodo di comunicazione che non è per nulla facile, anzi. Spesso, riuscire a comunicare efficacemente con una persona costretta a indossare l’apparecchio uditivo è un po’ come imparare a parlare di nuovo. Non solo: a tutto questo si aggiunge anche la possibilità di perdere l’apparecchio acustico e/o non saperlo rimettere in senso. Spesso, difatti, le persone che soffrono di problemi all’udito non sanno come utilizzare in modo corretto quel genere di dispositivo, motivo per cui si rende necessario l’intervento da parte di altri che, ovviamente, devono essere in grado di rimettere l’apparecchio uditivo in sesto senza causare disagi alla persona stessa. Qualora non si godesse del supporto di questo tipo da parte dei parenti presto potrebbero sopraggiungere anche molti altri problemi legati ai limiti della persona.

Gli apparecchi acustici e la tecnologia

Molti degli apparecchi acustici che attualmente vengono utilizzati, sono strettamente connessi con la tecnologia e, in modo particolare, con gli smartphone. Spesso e volentieri vengono utilizzati proprio questi device per impostare l’apparecchio uditivo nella maniera giusta ed è inutile negare che la stragrande maggioranza delle persone che porta gli apparecchi uditivi non ha la più pallida idea di come utilizzare gli smartphone. Quindi, a questo punto si rende necessario anche il supporto di coloro che hanno una certa dimestichezza con la tecnologia moderna e sono in grado di aiutare i propri parenti a impostare gli apparecchi uditivi nella maniera corretta, ovviamente, in base alle loro esigenze. Tutto questo ricordandosi che il corretto di utilizzo degli apparecchi uditivi è in grado di migliorare moltissimo la vita della persona. Purché questo avvenga realmente, però, bisogna essere pronti non solo ad aiutare la persona che soffre di problemi all’udito nella sua routine quotidiana, ma anche in tutto ciò che riguarda l’utilizzo dell’apparecchio stesso (soprattutto osservando la sofistica tecnologia con cui vengono realizzati i dispositivi di questo genere).

Nuove frontiere della medicina acustica: un convegno a Castelnovo Monti

Si è tenuto lo scorso 6 ottobre presso il centro Don Bosco di Castelnovo Monti, in provincia di Reggio Emilia, il convegno “Dalla protesi acustica all’impianto cocleare e ritorno”.

L’evento è stato organizzato dalla Struttura semplice dipartimentale di Audiologia e Otochirurgia dell’AUSL IRCCS di Reggio Emilia, ed ha riscosso un successo importante.

Il convegno è stato un’occasione per presentare la nuova sede di Chirurgia dell’Orecchio di Castelnovo Monti, la quale ha iniziato la sua attività solo da pochi mesi, e in tale evento diversi professionisti del settore si sono pronunciati relativamente al benessere uditivo.

Il Dott. Giovanni Bianchin, Responsabile della Struttura di Audiologia e Otochirurgia dell’Azienda USL IRCCS di Reggio Emilia, ha presentato alcune nuove opportunità chirurgiche le quali possono essere perseguite per fronteggiare vari problemi uditivi, come ad esempio l’otite cronica.

Approfondimenti molto interessanti sono stati inoltre quelli riguardanti la sordità neonatale: anche per casi come questi sono oggi disponibili delle soluzioni mediche in grado di garantire dei risultati efficaci.

Bianchin ha spiegato che nel futuro più prossimo le possibilità di fronteggiare i difetti dell’udito si amplieranno notevolmente grazie all’introduzione di nuovi dispositivi: le ormai tradizionali protesi acustiche verranno infatti affiancate da vari strumenti innovativi adatti a fronteggiare molti diversi casi.

A Roma un ristorante per non udenti: la bellissima storia della sua titolare

È davvero una bella storia quella di Valeria Olivotti, una giovane ragazza non udente dall’età di 3 anni la quale ha aperto a Roma un ristorante per persone sorde.

In un breve video pubblicato online Valeria e la sua mamma raccontano come è nata quest’idea: Valeria, quando usciva con i suoi amici, aveva spesso difficoltà nel farsi capire dai camerieri quando si andava a mangiar fuori.

La madre di Valeria era perfettamente consapevole di questo suo disagio, per questo motivo ha avuto l’intuizione: abbinare la passione per la ristorazione di Valeria a un’idea imprenditoriale unica nel suo genere.

Valeria racconta come un locale come questo riesca davvero a far sentire a casa la persona non udente, e ovviamente tutto è studiato nei più piccoli dettagli per annullare qualsiasi difficoltà di comunicazione.

One Sense, questo il nome del ristorante di Valeria, ha un cameriere non udente; la madre della titolare racconta che al momento in cucina è impiegato del personale che non ha nessun problema uditivo, ma l’obiettivo è quello di includere persone non udenti anche per quel che riguarda questo genere di mansioni.

E le idee non mancano: la madre di Valeria parla anche della possibilità di creare dei corsi e qualsiasi altra attività che possa a rivelarsi utile per dare delle opportunità a chi convive con questo handicap.

Il locale è un successo, e al di là di questo stupisce molto positivamente la grinta e la determinazione dimostrata da Valeria.

La titolare di One Sense racconta che ai tempi della scuola veniva presa in giro dai compagni per via del suo modo di parlare, e oltre a questi episodi di bullismo ha dovuto scontrarsi, da più grande, con tante piccole difficoltà.

“Una sfida grande, ma io sono stata più grande della sfida”: così si esprime Valeria Olivotti, che ha davvero grinta da vendere.

Sul suo fisico pieno di tatuaggi ne campeggia uno particolarmente significativo, una scritta che recita: “La sordità è un dono della mia personalità”, un pensiero davvero emblematico di come Valeria abbia affrontato il suo handicap trovando quella voglia e quella determinazione che magari, altrimenti, non avrebbe avuto.

Valeria afferma che non le piace affatto escludere le persone, e che proprio per questo ha voluto creare un locale in cui le persone non udenti potessero essere tranquille al 100%, senza alcun rischio di trovare delle difficoltà o di sentirsi isolate.

La mamma di Valeria afferma che questo progetto ha reso Valeria una persona realizzata, e a giudicare dalle sue parole, dal suo sorriso e dalla sua sicurezza, non può che essere così!

Invalidità e sordità: quello che c’è da sapere

La sordità può assolutamente essere causa di invalidità, ma cosa c’è da sapere a riguardo?

Anzitutto è utile sottolineare che con il termine “invalidità” si fa riferimento ad una menomazione di qualsiasi tipologia, dunque fisica, sensoriale o psichica, tale da rendere difficoltoso lo svolgimento di una serie di attività.

La persona invalida, per via del suo problema di salute, potrebbe subire discriminazioni in molti diversi ambiti, in primis sul lavoro, proprio per questo sono previste una serie di tutele specifiche.

All’invalidità è correlata una percentuale la quale indica appunto a che livello le problematiche che contraddistinguono la persona possono minarne il corretto inserimento nella società e nel mondo del lavoro; le tutele previste dallo Stato, ovviamente, crescono in relazione all’ammontare dell’invalidità e divengono massime nei casi di invalidità al 100%.

Per quanto riguarda la sordità, la previdenza italiana specifica che affinché un caso possa essere riconosciuto come tale, il difetto uditivo deve aver interferito con le normali capacità di apprendimento e di comunicazione della persona, e proprio a tal riguardo si rende necessario l’utilizzo di un’apposita protesi.

Anche l’età evolutiva è un parametro che viene tenuto in considerazione, e a tale riguardo rappresenta sicuramente un’età molto importante il compimento del dodicesimo anno: l’INPS fa infatti riferimento agli accertamenti clinici eseguiti prima di tale età per verificare l’evolversi del problema uditivo.

La sordità comporta senza dubbio una condizione di disabilità nella persona che ne è interessata, mentre per quanto riguarda l’invalidità civile, ovvero appunto l’handicap correlato alla difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro, bisogna considerare il dato percentuale del singolo caso.

La previdenza considera, a tale riguardo, le caratteristiche della patologia alla base della sordità.

Laddove la sordità sia dovuta a un’otite media cronica viene riconosciuta un’invalidità dell’11% se monolaterale e del 20% se bilaterale, qualora sia dovuta a infiammazione cronica, invece, l’invalidità riconosciuta è del 6% se monolaterale e del 10% se bilaterale.

Per una perdita d’udito compresa tra 0 e 275 DB la percentuale è variabile, da 0 a 59%, per una quantità di DB superiore viene invece riconosciuta un’invalidità del 65%.

Nei casi di sordità grave l’INPS riconosce una percentuale d’invalidità dell’80%, mentre per altre patologie differenti da quelle menzionate le percentuali oscillano dall’11% al 40%.

Per quanto riguarda il riconoscimento della disabilità, per una perdita d’udito pari o superiore a 75 DB è riconosciuto un assegno di assistenza proporzionale al reddito, e in tali casi l’importo massimo mensile di erogazione nel 2017 è stato di 279,47 euro.

Nel caso in cui la perdita d’udito sia pari o superiore a 75 DB laddove si siano compiuti i 12 anni di età, ma la patologia sia stata accertata precedentemente, oppure qualora sia pari o superiore a 60 DB laddove non si si ancora compiuto il dodicesimo anno d’età, l’indennità prevista è di 255,79 euro mensili.

Come detto in precedenza, le vigenti normative prevedono tutele differenti in relazione alla percentuale di invalidità riconosciuta.

Chi è interessato da sordità con una percentuale inferiore al 33% ha diritto a deduzioni e detrazioni fiscali; tali soggetti possono essere considerati disabili, ma non invalidi civili.

Nei casi di sordità compresa tra il 34% e il 65% è possibile ottenere le protesi, si può rientrare nelle categorie protette, e ciò rende più agevole l’accesso al mondo del lavoro in virtù delle leggi vigenti, inoltre si può essere esonerati dal pagamento del ticket sanitario e si può usufruire di specifici congedi correlati a delle cure.

Nei casi di sordità pari all’80%, ovvero quelli più gravi, si può ottenere l’assegno mensile e se alla sordità siano associati altri handicap tali da rendere la persona totalmente inabile, l’INPS riconosce la pensione.

Gotta e ipoacusia: una ricerca mette in evidenza un possibile legame

Le persone anziane interessate da gotta sono maggiormente esposte al rischio di sviluppare problemi di ipoacusia: è questo ciò che è emerso in uno studio pubblicato su BMJ Open, un “allarme” che dovrebbe fungere da stimolo nell’intensificare gli studi scientifici riguardanti tale correlazione.

La gotta comporta il manifestarsi di iperuricemia e di cristalli di acido urico in associazione all’infiammazione e allo stress ossidativo che contraddistingue la patogenesi dell’ipoacusia.

Lo studio ha considerato come campione il 5% di tutti i richiedenti rimborso per prestazioni sanitarie negli Stati Uniti, la nazione in cui la ricerca è stata condotta, di età superiore ai 65 anni e nel lasso di tempo compreso tra il 2006 e il 2012.

Nello specifico, si sono analizzate le cartelle cliniche di oltre 1,7 milioni di pazienti dall’età media di 75,3 anni; il 42,2% del campione è risultato costituito da uomini, mentre l’86,1% del medesimo ha riguardato l’etnia caucasica.

Specifiche analisi statistiche hanno messo in evidenza il fatto che i pazienti interessati da gotta hanno una possibilità più elevata, rispetto alla media, di sviluppare delle condizioni di ipoacusia.

Un grande punto di forza di questa ricerca è rappresentato senza alcun dubbio dall’ampiezza del campione, la quale lascia ben poco spazio a dubbi, quanto ai limiti invece gli stessi ricercatori riconoscono alcune pecche quali la limitata generalizzabilità dei dati.

Gli studiosi che hanno condotto la ricerca hanno evidenziato il fatto che questo è il primo studio in cui vengono messe in relazione l’ipoacusia e la gotta, proprio per questa ragione quanto emerso è assolutamente meritevole di approfondimento.

Acufeni: attenuare il disagio tramite uno specifico counseling psicologico

Gli acufeni sono un difetto uditivo estremamente diffuso il quale consiste sostanzialmente nella percezione, costante e fastidiosa, di fischi e ronzii.

Si badi bene che tali suoni vengono percepiti anche laddove non vi sia alcun rumore, per questo motivo chi è interessato dal problema ne convive in modo pressoché costante.

Ovviamente gli acufeni possono presentarsi in molte modalità differenti: in alcuni casi sono appena percettibili, in altri invece sono così accentuati da poter essere considerati un elemento invalidante.

Chiedersi in che modo fronteggiare gli acufeni è molto interessante in quanto, dal punto di vista terapeutico, ad oggi non vi sono delle soluzioni in grado di garantire la totale cancellazione del difetto uditivo.

A tal riguardo si segnala quanto emerso da uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università britannica di Bath, i quali hanno preso in analisi 182 pazienti interessati da acufeni cronici o dolorosi.

Per queste persone è stata prevista una terapia fondata esclusivamente su un approccio psicologico, la quale è riuscita a ridurre il disagio correlato all’acufene in oltre il 50% dei casi.

Il Dott. Giovanni Colombo, responsabile di otorinolaringoiatria dell’ospedale Humanitas, si è espresso a riguardo, sottolineando come la terapia cognitiva possa effettivamente rivelarsi una soluzione valida.

Il Dott. Colombo evidenzia il fatto che ad oggi, purtroppo, non vi è certezza circa l’efficacia di medicinali, integratori e rimedi omeopatici, proprio per questo motivo specifici approcci psicoeducativi e di stimolazione acustica possono essere molto utili per attenuare la sensazione di disagio correlata alla presenza degli acufeni.

Meeting Salute: di cosa si è parlato nell’evento organizzato da Cochlear Italia

In occasione del Meeting Salute di Rimini organizzato da Cochlear Italia si è parlato di sordità, e sono diversi i professionisti che si sono espressi a tale riguardo.

Anzitutto si può sottolineare un dato: ogni anno in Italia vengono applicati su pazienti con difetti uditivi 390.000 apparecchi acustici e 1.200 protesi cocleari, delle cifre che potrebbero sembrare cospicue, ma che sono in realtà esigue.

Si stima infatti che nell’intera nazione siano circa 8 milioni i pazienti che necessitano di correzioni uditive, tuttavia tantissime persone purtroppo trascurano il problema e non si curano.

Le ragioni di questa tendenza decisamente controproducente sono molto numerose: molte persone rinunciano ad intraprendere delle cure mirate perché provano imbarazzo, altre si sentirebbero a disagio nell’utilizzare dei dispositivi specifici, altre ancora credono erroneamente che i difetti dell’udito siano inesorabili e che vadano accettati con rassegnazione.

Atteggiamenti simili sono profondamente sbagliati, soprattutto se si considera che oggi vi sono tante nuove opportunità grazie a cui è possibile fronteggiare i difetti dell’udito in modo efficace, pratico e discreto.

Se si considera che i difetti della vista, giustamente, sono fronteggiati in modo ottimale in molti diversi modi, anche indossando elementi decisamente vistosi quali gli occhiali, davvero non si riesce a capire perché non venga riservata altrettanta attenzione all’udito e perché indossare dei dispositivi piccoli e discreti sia considerata fonte di imbarazzo.

A tale riguardo si esprime il Dott. Alessandro Castiglione dell’Università degli Studi di Padova, il quale pone in evidenza il fatto che spesso è anche la comunità scientifica a considerare l’ipoacusia come un problema meno rilevante rispetto a quelli uditivi, e questo ovviamente non è un qualcosa di positivo.

Molto netto è anche il parere del Prof. Gaetano Paludetti del Policlinico Gemelli di Roma, il quale sottolinea appunto che circa la correzione dei difetti uditivi vige ancora una certa inibizione socio-culturale che, come detto in precedenza, risulta ancora più assurda laddove la si rapporti alla correzione della vista, che al contrario è socialmente considerata del tutto “normale”.

Il Prof. Vincenzo Vincenti della Clinica Universitaria di Parma sottolinea il fatto che oggi le opportunità di contrastare ipoacusie lievi, medie o severe sono davvero tantissime, grazie ai numerosi progressi che si sono registrati negli ultimi tempi in questo settore, tuttavia occorrerebbe appunto una maggiore volontà da parte del paziente.

Il Prof. Domenico Cuda dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza si è soffermato invece sull’importanza di prevenire e curare con massima attenzione la sordità in età pediatrica: anche i casi più gravi possono oggi essere fronteggiati in maniera efficace tramite l’impiego di impianti cocleari di qualità.